Life is sharp

pixartOggi i nostri monitor hanno risoluzioni a 6 zeri e gestiscono miliardi di colori; le schede grafiche sono pompate come auto da corsa; e anche solo per vedere il contorno di un pixel devo ingrandire e ingrandire un’immagine fino allo spasmo. Ma c’è un mondo intero di appassionati e illustratori, per lo più legati ai “bei vecchi tempi” (per intenderci: quelli dello ZX Spectrum, del Commodore e della grafica VGA), che si occupano di mantenere viva la pixel art.

Cosa sia ce lo spiega bene Mr. Lollige sul suo blog: è la creazione di arte digitale a partire dall’elemento più piccolo su un monitor, il pixel. E senza sfruttare (ma forse vale solo per i puristi) sfumature, prospettive complesse, milionate di colori e tutte le diavolerie automatizzate dei moderni software d’illustrazione. Si disegna, per intenderci, pixel per pixel. Addentrarsi nella forzatissima prospettiva isometrica a 256 colori della pixel art, fa compiere un vero salto nel tempo: soprattutto a chi, come il sottoscritto, ricorda ancora quando i computer non avevano l’hard disk e quando Double Dragon sembrava il gioco migliore mai inventato al mondo. Anche perchè la pixel art è di fatto eredità dei (primi) videogiochi.

Le regole per creare pixel art sono poche e rigidissime: non salvare jpeg ma solo bitmap o png; non usare sfumature; non usare più di 256 colori; non usare automatizzazioni. Fa impressione a noi abituati a giganti come Adobe Illustrator, ma il software migliore per questo tipo di disegno, secondo i creatori, è addirittura Microsoft Paint.

Non si può non restare di sasso di fronte alle complesse realizzazioni di EBoy, una vera autorità del campo. Capolavori giganteschi e saturi di dettagli, personaggi, location delle più svariate. Le sue “mappe digitali” di Galway, Dublino e Cork sono apparse in una campagna Coca-Cola per l’Irlanda. Tra i suoi clienti, ci sono anche Yahoo e la Ogilvy & Mather, giusto per citarne qualcuno.

Particolari anche i lavori di Behance, studio che non si occupa solo di pixel art ma che sa offrire alcune chicche in proposito: imperdibile “Zombie Apocalypse” (notate, tra i dettagli, il Generale Lee di Hazzard e la famiglia Firefly di Rob Zombie al gran completo.

A Gary J. Luchen, invece, si rivolgono Honda, Sony, Edge e Wired. Non crea solo grandi ambienti, ma anche piccole stanze fitte di dettagli e colori, e personaggi digitali di gusto retrò.

Very Important Pixels, dal canto suo, raccoglie opere che riguardino esclusivamente persone, e non ambientazioni. Eccellenti le raccolte di Guerre Stellari, dei personaggi anni ‘80 e, per gli appassionati, di Michael Jackson.

Altri ottimi lavori anche sul sito di Rhys Davies, che mette a disposizione (al modico prezzo di 6 dollari) un manuale/tutorial in digital download, ben fatto per quel che costa, per la creazione di opere pixel art.

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Stefano Torregrossa

Stefano Torregrossa

Graphic Designer creativo e sicuro di sé. Appassionato di nuove tendenze, di design, di software; ama lo stile moderno, minimale ma d’impatto, la grafica vettoriale e tipografica, i Macintosh e le tavolette grafiche. Adora costruire brand identity, valorizzare i punti di forza delle aziende, accompagnare il cliente verso migliori scelte di comunicazione, produrre layout grafici complessi ma efficaci. Quando è al computer, ascolta sempre musica ad alto volume. Fa questo mestiere da 8 anni, e quando lavora si diverte ancora come se fosse il primo giorno.

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