Indagine: i social media cambiano le regole

son1Da webnews.it
Gli europei si sentono poco sicuri sul fronte della protezione dei dati personali, tra i più diffidenti ci sono gli italiani e la maglia nera viene data ai social network per scarsa percezione di attenzione alla privacy. Questo panorama è tracciato da un sondaggio commissionato da SafeNet e condotto in sette Paesi europei a gennaio scorso. Dall’indagine della società che fornisce soluzioni di sicurezza emerge che gli europei desiderano maggiori informazioni sull’uso che imprese ed enti pubblici fanno dei loro dati personali: solamente il 15% ritiene di essere informato “bene” o “abbastanza bene”, mentre la metà del campione lamenta la mancanza di informazioni, tuttavia solamente uno su dieci controlla sempre le modalità con cui i propri dati sono protetti. Germania e Italia sono la nazione
più diffidenti da questo punto di vista, tanto che quasi un quarto degli intervistati ha dichiarato di controllare in ogni occasione prima di dare i propri dati, che uso verrà fatto delle informazioni, mentre il 27% legge sempre i paragrafi relativi alla privacy.
Tutti d’accordo invece sulla fiducia riposta: i siti di social network sono considerati i meno affidabili, seguiti dagli operatori di telecomunicazioni e dai siti di e-commerce. Medici e ospedali raccolgono invece la massima fiducia, seguiti da banche e autorità pubbliche.

Il social attrae molto
Non sembra essere così però nella realtà di tutti i giorni, infatti Facebook sorpassa Google nei volumi di traffico generati in internet. Secondo il dato fornito dalla società statunitense di misurazione del traffico internet Web Compete, gli utenti che hanno utilizzato le pagine di Facebook sono stati più numerosi di quelli che hanno compiuto ricerche con gli strumenti offerti da Google. A gennaio 2010, infatti, il sito di social networking avrebbe realizzato quasi 3 miliardi di visite (2.872.823.682 per la precisione) con un aumento mensile del 5,92% e un incremento rispetto all’anno prima del 141 per cento.
Mentre Google segue a 2.780.997.436 con incremento mensile del 3,51% e annuale del 26,33 per cento.
Un’altra notizia che sostiene il partito del social networking arriva sempre dagli Stati Uniti, soprattutto dallo staff di Barack Obama, colui che è stato definito il primo “presidente internet” della storia a stelle e strisce, o meglio mondiale.

Da network a media
Il Dipartimento di Stato Usa ha sostituito i temini social network con social media per riferirsi alle piattaforme web che operano nell’area della socumincazione social. Non un cambiamento qualsiasi in quanto significa che l’Amministrazione Obama ritiene che sotto il cappello social media siano racchiusi i nuovi mezzi di comunicazione di massa cui fare riferimento per l’informazione del futuro. «Il mondo sta cambiando velocemente e noi vogliamo cogliere tutte le opportunità di questa rivoluzione», ha sottolineato Alec Ross, responsabile per l’innovazione nell’ufficio del Segretario di Stato Hillary Clinton.
Visto che milioni di persone in tutto il mondo prediligono i social network per conversare, organizzare la propria vita sociale, scambiare opinioni e attingere notizie, se si vuole stare in contatto, conversare e condividere informazioni con questa nuova tipologia di audience anche l’informazione ufficiale del governo statunitense deve immergersi nel cosiddetto mondo sociale.
Un cambiamento radicale, perché se fino a poco tempo fa l’importante per aziende, istituzioni e governi era farsi trovare in rete, magari con pagine e notizie accattivanti, oggi la prospettiva si ribalta: se le persone passano buona parte del tempo speso in rete nei siti di social networking, occorre che si vada direttamente da loro e non al contrario attendere che il pubblico visiti i siti ufficiali. Quindi sono le aziende, I governi e le istituzione che devono portare i contenuti dove gli utenti si aspettano di trovarli, leggasi i social media.
«Dobbiamo portare l’informazione, i nostri atti amministrativi dove le persone vivono e discutono, perché questa è la strada per ampliare e arricchire la nostra presenza e avere una relazione diretta con la gente», ha spiegato Katie Dowd, new media director del Dipartimento di Stato Usa. Se anche l’amministrazione Obama ritiene che non sia più sufficiente “essere su internet” è chiaro che la svolta debba essere indirizzata verso l’essere “parte di internet”, per entrare in quel sistema di scambio di informazioni, condivisione e interazione che ufficialmente va sotto il nome di social media.

I teen non bloggano
Sempre dagli Stati Uniti, considerati porta bandiera di tutte le tendenze digitali, arriva la notizia che gli adolescenti e i giovani adulti bloggano meno di un tempo. Tanto che, negli ultimi tre anni, il blogging si sarebbe dimezzato a favore di siti di social networking. È quanto rivela uno studio presentato da Pew Internet e American Life, che ha messo in luce che meno di un adolescente su dieci utilizza Twitter, nonostante la grande popolarità del sito di microblogging.
Secondo la ricerca, solamente il 14% dei teenager che naviga dice di avere un blog, rispetto al picco del 28% registrato nel 2006, e soltanto l’8% scambia messaggi su Twitter. «È un po’ una sorpresa, anche se le spiegazioni sono fornite proprio dallo stato del panorama tecnologico», ha specificato Aaron Smith, ricercatore dell’istituto demoscopico Pew. Aaron Smith sostiene che gli autori della ricerca attribuiscono il calo nel blogging all’esplosione dei social network. In effetti, in base allo studio, il 73% degli adolescenti online utilizza i siti di condivisione. Il ricercatore ha citato anche i cellulari: la maggior parte delle comunicazioni tra ragazzi ora avviene infatti grazie a dispositivi di telefonia mobile. Mentre il blogging tra gli adulti si mantiene stabile dal 2005, anche se però ha registrato un calo tra i 18 enni-29 enni e un aumento fra chi ha più di 30 anni.
Ma qual è il rapporto tra le aziende e i social media? A rispondere a questa e ad altre domande più in chiave business è un’indagine commissionata da Bigmouthmedia alla società di ricerche Econsultancy e condotta online alla fine del 2009 su un campione di 1.100 intervistati, composto per il 47% da agenzie e consulenti Pr e per il 41% da specialisti di marketing e comunicazione interni alle aziende. Il campione dell’indagine opera soprattutto nel Regno Unito, in alcuni paesi dell’Europa continentale e del Nord America.

L’azienda social
I social media sono passati da tendenza emergente a importante canale di comunicazione. Aziende e agenzie di marketing stanno reagendo positivamente alle sfide lanciate dai social media alla comunicazione tradizionale, incrementando gli investimenti nelle reti sociali. È questo in poche battute quanto emerge dall’indagine, infatti è interessante notare che i vantaggi legati al miglioramento del brand sono considerati più significativi di quelli legati all’aumento della profittabilità. Una maggiore brand awareness è ritenuta il vantaggio principale offerto dai social media da circa tre quarti del campione intervistato (73%). Seguono l’incremento del coinvolgimento dei clienti (71%), il miglioramento della brand reputation (66%) e l’opportunità di aumentare la comunicazione con gli influenzatori (62%).
Due terzi circa delle aziende interpellate (pari al 61%) ritiene che i social media offrano enormi opportunità per il business. Oltre un quarto degli intervistati si dice interessato, ma non del tutto convinto delle possibilità offerte alle aziende da parte dei social media, mentre il 12% identifica soprattutto rischi e sfide.
Nessuno degli intervistati considera i social media una moda destinata a scomparire in breve tempo.
Infatti le strategie coinvolgono Twitter e i microblogging, considerati i social media più utilizzati per le strategie di comunicazione per il 78% delle aziende e il 74% delle agenzie intervistate, seguiti immediatamente dalla creazione e gestione di profili sui social network (65% delle aziende).
Particolarmente diffuso nel corso del 2009, l’utilizzo di video continua a riscuotere successi, con circa il 60% delle aziende e il 54% delle agenzie che crea e distribuisce contenuti di questo tipo. È sorprendente notare che mentre circa i tre quarti delle agenzie intervistate (72%) dichiari che i propri clienti utilizzano blog aziendali, metà delle aziende (47%) sostiene la stessa cosa. Il segmento dei social media ha resistito bene alle turbolenze economiche del 2009, tanto che il 98% delle aziende e delle agenzie interpellate non ha ridotto gli investimenti rispetto all’anno precedente, il 64% delle aziende e l’81% dei clienti delle agenzie li ha addirittura aumentati. I social network sono considerati potenti alleati in chiave di posizionamento del brand a causa del loro carattere interattivo, dinamico e per l’apertura ai feedback degli utenti. Le strategie di utilizzo dei social media sono stabilite e messe in pratica secondo questa logica, con le conseguenti ricadute sulla visibilità generale del marchio sul web e sul volume di traffico diretto al sito, fattore che rimane il principale parametro di valutazione delle attività di marketing digitale sui social media.

La social adv in Italia
In Italia un’indagine condotta dall’agenzia di relazioni pubbliche e comunicazione integrata Sound Pr sulla diffusione e sull’effettivo utilizzo dei nuovi media digitali e degli strumenti del Web 2.0 nella comunicazione presso i responsabili marketing e pr di aziende italiane e internazionali attive in Italia, emerge che i mezzi di comunicazione tradizionali (radio, tv e carta stampata), finora contenitori e veicoli privilegiati di informazione, non sono più percepiti come i soli mezzi per diffondere contenuti. Le nuove forme di media stanno impostando modi diversi per vivere le notizie. I tempi di fruizione delle informazioni si sono notevolmente abbreviati e i media tradizionali sono diventati troppo statici rispetto all’interattività delle più moderne applicazioni del Web 2.0. Il 90% del campione ritiene che nei prossimi cinque anni i media tradizionali continueranno a sopravvivere, anche se attraversando grandi difficoltà e sempre più affiancati dai mezzi digitali. Tra i new media, quelli più conosciuti e considerati più adatti a supportare la comunicazione e il business della propria azienda risultano essere: blog e forum (42%), YouTube (25%), Facebook (10%) e Twitter (8%). Tra gli altri strumenti segnalati: Flickr e le web tv dedicate a notizie di attualità e tematiche.
«Lo sviluppo tecnologico - sostiene Alessandra Malvermi, managing partner di Sound PR -, ha reso l’azienda un’organizzazione sempre più sociale che vive e interagisce in contesti sempre più ampi ed estesi. Adottare modelli di comunicazione partecipativa, creare contatti a più livelli usando le forme, il linguaggio e i modi più appropriati sono quindi elementi imprescindibili del successo delle imprese».

Social director cercasi
C’è però da dire che ora come ora nelle aziende non è ancora presente - tranne qualche rara eccezione - una figura professionale dedicata ai social media e al monitoraggio delle conversazioni online, anche se il 20% degli intervistati prevede il suo apporto in un prossimo futuro. Il tempo da dedicare al cosiddetto “online audience engagement” viene stimato del resto tra le 2 e le 3 ore al giorno: la maggior parte degli intervistati ritiene quindi preferibile affidare tali attività alle agenzie di media relation che impiegano risorse qualificate. Il monitoraggio della web reputation e l’implementazione di strategie correlate sono un fattore considerato strategico dal 100% del campione in quanto in grado di incidere direttamente sui profitti dell’azienda.
Non a caso quindi il 58% degli intervistati dichiara di voler intraprendere queste attività: il 40% intende farlo a breve, mentre il 60% non sa ancora prevedere
una tempistica in proposito.
Il 40% degli intervistati inoltre dichiara di volere sviluppare progetti di comunicazione tramite social media in un prossimo futuro. Il 30% dice anche di volerli avviare entro l’anno, mentre il 70% non ha ancora un’idea precisa in merito. Per quanto riguarda il budget da allocare alla comunicazione digitale, nonostante il 17% affermi di non destinare fondi dedicati e il 38% di non sapere quanto poter stanziare, il 45% del campione sostiene di essere intenzionato a investire nel corso del 2010 una spesa precisa: l’11% meno di 10 mila euro, l’11% tra i 10 mila e i 30 mila euro, il 6% tra i 30 mila e i 50 mila euro, l’11% tra i 50 mila e i 100 mila euro, il 6% oltre 100 mila euro.

Nascono i cyber-cittadini
A differenza delle reali nazioni di appartenenza, i cittadini dei social network generalmente hanno più di 13 anni, risiedono in tutto il mondo, hanno culture, lingue e costumi diversi tra loro, non sono suddivisi per censo, caste o posizioni sociali e lavorative, esercitano i propri diritti attraverso un computer, un mouse e una tastiera e hanno un unico scopo: comunicare e condividere informazioni. Fanno parte di questo stato virtuale ovviamente anche gli italiani: secondo l’ultima rilevazione di Eurispes sono il 44,2% dai 18 anni in su. Un dato che segna una crescita del 13,5% rispetto al 2009 (quando era a quota 30,7%).
Ma la popolarità della creazione di Mark Zuckerberg ha scavalcato anche i confini del virtuale, consacrando Facebook come “fenomeno del millennio”: se
nel 2009 il 31,2% degli intervistati dichiarava di non sapere che cosa fosse, nel 2010 la percentuale si è abbassata vertiginosamente, arrivando a toccare appena l’1,1 per cento.
Sono soprattutto i più giovani a utilizzare Facebook, il 68% dei 25-34 enni e il 66,9% dei 18-24 enni. Il carattere sostanzialmente “giovane” del social network trova conferma anche nei dati rilevati da Eurispes e Telefono Azzurro in occasione del 10° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza (presentato nel novembre dello scorso anno): il 71,1% degli adolescenti infatti possiede un profilo su Facebook e lo utilizza principalmente perché consente di rimanere sempre in contatto con gli amici (28,7%), di ritrovare vecchi contatti (23,6%), di instaurare nuove relazioni (14,9%) o di passare il proprio tempo divertendosi con test e giochi (10,4%).
D’altra parte il social network riscuote successo anche tra i 45-64 enni che dichiarano di avere un profilo nel 25,3% dei casi (+10,9% rispetto al 2009).
Ancora più sorprendente è il dato relativo alla fascia degli over 65: se nel 2009 il 65% di loro dichiarava di non sapere che cosa fosse Facebook, quest’anno tale percentuale si è abbassata notevolmente attestandosi al 7,8 % (-57,2%) e, allo stesso tempo, il 31,1% dichiara di essere registrato al portale.
Facebook si configura, dunque, come il luogo dell’amicizia per definizione, la bandiera dei moderni “social-isti”, frequentatori compulsivi di social network, amanti della frammentazione di profili, generi e stili. Al pari della telefonia cellulare, dove gli italiani sono notoriamente riconosciuti come amanti del telefonino al punto da possederne anche più di uno a testa, così nel mondo dei social network l’appartenenza di più profili a un unico individuo non costituisce più l’eccezione, bensì la regola, al di là del limite (parziale) del nome e cognome (imposto, in particolare, da Facebook).

Esegesi del social
La socialità in rete riveste un carattere prevalentemente ludico, spesso velatamente voyeuristico ed è proprio da questi comportamenti e modalità relazionali che si originano molti dei nuovi fenomeni e comportamenti. Un tempo erano i forum a catalizzare l’attenzione dei navigatori, poi venne il tempo delle chat, generaliste e divise in stanze, nelle quali prevaleva un senso di anonimato assoluto e di personalità sdoppiate all’occorrenza e, oggi, soppiantate dai siti dedicati alla ricerca dell’amico perfetto o del partner dei sogni. I social network, successivi in ordine di tempo, si collocano a un livello superiore e con un indice di popolarità, un ruolo multi generazionale e un’accezione tendenzialmente positiva, che né i forum, tantomeno le chat hanno mai generato in passato.
La rivoluzione dei social network, tuttora in atto, risulta per molti aspetti “totalitaria” dal momento che coinvolge non solo i siti di riferimento, ma contribuisce a estendere la sua azione su realtà finora considerate prevalentemente “verticali”. L’esempio più significativo è senza dubbio rilevabile nel giornalismo. I siti delle principali fonti di informazione, stampa, agenzie e Tv, hanno subìto l’influsso dell’importanza che i social network hanno acquisito nel tessuto sociale della rete. Le news sono diventate social network friendly, a differenza degli editori, ancora divisi sulle potenzialità e alla ricerca di modelli di revenue sostitutivi o complementari. La trasformazione del giornalismo, inesorabilmente in atto, si alimenta del contributo dei social network e si caratterizza sempre più orizzontalmente” grazie all’azione diffusa degli utenti.

Fonte di news alternativa
Concepito come una piazza virtuale in cui scambiare pensieri, emozioni, foto e video con amici e conoscenti, il social media è divenuto quindi un’effettiva (e alternativa) fonte di informazione per i media, basti pensare ad alcuni dei più recenti fatti di cronaca, quando le foto o le informazioni sulle vittime o sugli autori di reati efferati vengono prelevate proprio dai profili e diffuse da televisione e stampa.
A volte però il social network perde la sua veste di canale di informazione, trasformandosi in notizia stessa, ne sono un esempio i sempre più frequenti “suicidi annunciati a mezzo social”, la creazione di gruppi shock che trovano in messaggi razzisti, violenti, antisociali, eccetera, motivo di coesione tra gli utenti.

Minori in rete
In particolare, la tutela della privacy e dei minori è uno dei temi che sta animando maggiormente il dibattito internazionale, attirando anche l’attenzione della Commissione Europea che ha istituito da due anni Safer Internet Day, iniziativa nata per incoraggiare i siti di socializzazione ad adottare accorgimenti che garantiscano una maggiore protezione per i minori. Quest’anno hanno aderito al progetto della Commissione venti diversi social network, che si sono impegnati a semplificare le procedure per bloccare gli utenti indesiderati, eliminare i commenti, rimuovere i profili dei minori dai motori di ricerca e poter decidere se rendere visibili i contenuti pubblicati a chiunque o solamente alla propria rete di amici.

Questioni di privacy
Particolarmente sensibile verso il tema della privacy si è dimostrato, inevitabilmente, lo stesso Facebook, che nell’aprile del 2009 ha indetto un referendum tra i propri iscritti per stabilire nuove regole a riguardo. Nonostante non sia stato raggiunto il quorum prefissato (avrebbe dovuto votare in una sola settimana il 30% degli iscritti, circa 60 milioni di persone), la maggioranza dei votanti ha approvato il nuovo sistema di tutela proposto dallo staff di Facebook, che comprende, per esempio, la possibilità di condividere contenuti solo con determinate persone, la limitazione delle informazioni pubbliche relative al proprio profilo, ma anche la segnalazione dei post e gruppi ritenuti “scorretti”.

Sicurezza sopra tutto
L’attenzione degli italiani verso questo tema è confermata dall’indagine condotta da Eurispes in merito all’utilizzo dei social network. Infatti, il 41,8% dei partecipanti ritiene che il loro utilizzo debba essere maggiormente regolamentato, mentre il 24,5% esprime una posizione diametralmente opposta, sostenendo che i social network debbano essere completamente liberi e senza censure. Il 10,5% pensa che i siti di aggregazione sociale siano dannosi per la privacy, solo il 3,5% ritiene che questi possano favorire nuove forme di illegalità e, infine, il 7,1% ritiene i social network pericolosi in quanto possibili veicoli di messaggi fortemente ideologici o violenti. Rilevante è anche la percentuale (12,6%) di chi ha dichiarato di non sapere o di non poter rispondere al quesito posto, segno della complessità del tema che contrappone la libertà di espressione alla sicurezza individuale e collettiva.
Analizzando le risposte per fasce d’età, emerge che a risentire maggiormente della necessità di una regolamentazione più rigida sono i 45 - 64enni (46,8%), fascia che probabilmente comprende molti genitori di giovani frequentatori dei social network. Anche le fasce giovanili (18 - 24 anni e 25 - 34 anni), più rappresentative del fenomeno in quanto composte dai principali utilizzatori degli stessi, si attestano su percentuali alte (rispettivamente 41,9% e 38,5%).
Un terzo dei 25 - 34enni (30,7%) invece si è dichiarato a favore della totale assenza di controlli e censure. Tra i più giovani si tende a non vedere nei social network un pericolo: solo il 4,7% li ritiene una nuova via per l’illegalità, l’8,1% li identifica come strumenti per diffondere messaggi violenti e l’11,5% pensa che siano dannosi per la propria privacy.
A favore di una maggiore regolamentazione si pronuncia la metà degli intervistati vicini al centro-destra (51,3%) e di centro (48,5%), mentre la percentuale maggiore di chi è contrario alla censure e ai controlli online si trova tra gli intervistati di sinistra (36,4%). Trasversalmente a tutti gli schieramenti politici, sono sempre in pochi a vedere nei social network un pericolo per la propria privacy: il dato varia infatti dal 12% degli intervistati di centro-sinistra al 7,6% di quelli di destra.
Tra chi sostiene che l’utilizzo dei social network deve essere completamente libero e senza censure, si riscontrano notevoli differenze nel Settentrione del Paese: il Nord-Ovest detiene la percentuale più alta (28,3%) mentre il Nord-Est quella più bassa (19,9%). Invece tra chi auspica una maggiore regolamentazione, percentuali simili si ritrovano in tutte le macro-aree geografiche, con una variazione minima tra il Nord-Ovest (43,4%) e il Nord-Est (39,8%). Sempre le due aree del Nord detengono la percentuale maggiore (Nord-Est, 6,1%) e minore (Nord-Ovest, 1,6%) di chi crede che i social network possano aprire nuove vie all’illegalità.

Elia Cattaneo

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Morgan Babsia

Morgan Babsia

Si affaccia nel mondo web nel lontano 1998 come webdesigner e, dopo una lunga esperienza fatta di notti insonni fra immagini e codice, decide nel 2001, insieme a M.Mauro (attuale socio) e A.Chessari, di fondare Positive S.r.l. Positive sin dai suoi esordi, ha iniziato ad occuparsi di web e comunicazione integrata, fino ad arrivare alla più completa offerta, di “web-creativity-communication”. Da allora, Morgan Babsia progetta e realizza con attenzione e cura dei particolari, la creatività e la comunicazione tramite web…e non solo. Per Comunicazioni Positive, nella sezione "web", seleziona gli articoli più interessanti dedicati al mondo della rete.

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