I-Pad la rivoluzione in 13 millimetri

ipad


Da “La Repubblica.it”


STIAMO per mettere le mani sulla mattonella più attesa del mondo, una mattonella che secondo molti potrebbe essere il primo mattone di un nuovo edificio digitale, di un nuovo modo di intendere la lettura e l’intrattenimento, di un mondo di contenuti rinnovati e innovativi. Stiamo per mettere le mani sull’iPad, l’ultima creazione della Apple e di Steve Jobs e l’attesa, iniziata dopo l’annuncio dello scorso 27 gennaio, finirà di sabato, quando negli Apple Store d’America l’oggetto del desiderio sarà messo in commercio. Proviamo allora a vedere come sarà…

Innanzitutto peso e dimensioni. E’ un oggetto che non è piccolo o grande, ma scommette al contrario su una dimensione media. Non è fatto per stare in tasca, non è pesante e ingombrante come un pc, sta in mezzo, con il suo schermo da 24×19 cm., il suo spessore da 13,4 millimetri, con il suo peso di poco più di 500 grammi. Non assomiglia a nulla di tutto quello che abbiamo utilizzato fino ad oggi. E non vuole essere uguale. Perché non è un computer e non è uno smartphone.

Se si bada alla pubblicità che la Apple propone sul suo sito, è una macchina per affrontare il web e le sue onde, per navigare in una maniera nuova. Se è vero che il web è diventato 2.0, di certo le macchine che abbiamo usato fino ad oggi sono ancora quelle del web 1.0, i computer, pesanti e ingombranti, o i cellulari, con gli schermi troppo piccoli per godere appieno della multimedialità. iPad vuole essere, si propone di essere, lo strumento “naturale” del web 2.0 e, possibilmente, anche del 2.1, visto che lo strumento che la Apple mette a disposizione degli sviluppatori è nuovo come concezione e può fare da stimolo per ulteriori, inattese, innovazioni. E fino qui ci si può stare, non ci sarà modo di essere delusi da una macchina che si connette al web sia in wi-fi che in 3G e che porta il web in mobilità in maniera più soddisfacente e “leggera”. Ma la scommessa di Jobs non si limita a questo. Jobs vuole fare un passo avanti molto più importante. Dopo essere riuscito a farci mettere in tasca migliaia di canzoni, abbandonando i cd, vuole farci portare dietro decine di film, centinaia di libri, tutti i giornali e, potendo, anche la televisione, senza usare più alcun supporto. Il supporto, l’unico supporto, è direttamente l’iPad.

Basta libri, basta dvd, basta dischi, niente lettori portatili o antenne. Un’unica macchina, il device “definitivo”. Scommessa molto, troppo ambiziosa? Forse, certamente è una scommessa. Ma non bisogna dimenticare che, ad esempio, la Apple è stata la prima a eliminare i floppy disc, quando tutti usavano quel supporto per trasportare i dati, e quella scommessa, piuttosto visionaria, si dimostrò del tutto corretta. L’eliminazione dei supporti, peraltro, è già in atto, non solo con il vistosissimo calo delle vendite dei cd, ma anche con quello dei dvd, che sia all’acquisto che al noleggio portano il segno meno, perché il pubblico, soprattutto quello nordamericano dove lo offerte si sono moltiplicate, guardano sempre più spesso i film in streaming o li scaricano dalla rete, senza andare nei negozi. E se a questo si aggiungono i numeri di quelli che vedono film e tv attraverso le console dei videogiochi si capisce perché una parte della scommessa di Jobs sia già vinta.

Più difficile, ma anche più affascinante, scoprire se il boss della Apple avrà ragione sulla conversione elettronica di libri e giornali. Per i primi la rivoluzione è enorme, potrebbe, come già hanno detto alcuni importanti editori, essere una svolta pari a quella dell’introduzione dei libri tascabili. Magari non sarà esattamente così, o non lo sarà subito, ma di certo se la scommessa sui libri elettronici (iniziata con successo da Jeff Bezos con il suo Kindle e l’integrazione con Amazon) sarà vinta andremo incontro a una nuova era della lettura, dove intere biblioteche verranno racchiuse in un unico supporto, che potrà essere sempre con noi. E questo potrebbe cambiare il nostro rapporto con i testi, così come l’iPod ha cambiato il nostro rapporto quotidiano con la musica. E potrebbe portare alla lettura una generazione di nuovi lettori, che hanno già stabilito un rapporto quotidiano con la lettura nel web e sui computer.

Per i secondi, per i giornali, la battaglia non sarà quella di convincere i lettori ad sostituire il supporto cartaceo con quello elettronico, perché buona parte delle giovani generazioni già leggono più volentieri i giornali sul web che non sulla carta, piuttosto quella di convincere chi già oggi si affida completamente all’editoria elettronica che i prodotti di questa editoria vanno pagati, che i giornali non possono e non potranno essere per sempre gratuiti.

E poi ci sono i videogiochi. Che non vanno certamente sottovalutati. Non solo perché rappresentano oggi un industria che ha un volume d’affari più grande anche di quello del cinema, ma perché sono una delle forme più popolari dell’intrattenimento odierno e l’esercito planetario dei videogiocatori non è fatto solo di ragazzini assatanati di joystick, ma di adulti, professionisti, seri padri di famiglia, che sono cresciuti con i videogiochi e non li hanno espulsi dal loro mondo, e che amano continuare a giocare, anche saltuariamente, cercando le ultime novità. Poter videogiocare con un grande schermo, ma senza un pc o una console, potrebbe essere un ulteriore motivo di acquisto della nuova macchina, in grado di sfidare i colossi del mercato, come Sony, Microsoft e Nintendo, su un terreno completamente nuovo. Videogiocare senza supporti, come già accade con l’iPhone.


E le foto?
Tutti, proprio tutti, abbiamo da tempo abbandonato le pellicole e le foto sono solo digitali. Ma le conserviamo e le consultiamo ancora in una maniera insoddisfacente, perché i computer dove le accumuliamo servono normalmente ad altro, e i televisori dove proviamo a mostrarle ad amici e parenti non sono comodissimi da usare. Ecco l’altra scommessa di Jobs, offrire un supporto alle foto, che da quando non vengono più stampate un supporto non ce l’hanno. Un supporto che consente di conservare, catalogare e mostrare tutte le foto che abbiamo, e che potrebbe (ma questa è solo una nostra ipotesi) essere usato anche come cornice digitale da tenere sul tavolo.

E poi c’è la musica, con iTunes e le funzionalità di un iPod, c’è la posta elettronica, ci sono le mappe, il calendario interattivo, il notebook dove prendere e conservare appunti, gli strumenti di lavoro di iWork. E le applicazioni, le “apps”, che possono far diventare l’iPad molto altro ancora, come hanno ampiamente dimostrato con le migliaia di funzioni aggiunte all’iPhone, utilissime per interessi professionali, per divertimento, o per altro ancora. Applicazioni che faranno diventare l’iPad un oggetto “personale”, ogni iPad diverso dall’altro, nessuno con le stesse caratteristiche.

Insomma, una vita senza supporti, anzi con un unico supporto per tutto. Il sogno di Steve Jobs, come ha lui stesso detto presentandolo qualche mese fa, è che l’iPad si trovi esattamente all’incrocio tra la tecnologia e le arti. In quel magico territorio dove si scrivono le ipotesi più affascinanti per il nostro futuro.

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Luca Bertaiola

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