Editoria e social media, cooperazione possibile

tandemDa dailyonline.virgilio.it

Editoria e social media, concorrenza od opportunità? È stato questo il tema di Iab Seminar andato in scena ieri mattina a Milano. Se da un lato è cresciuto il tempo medio per persona speso sui social network del 52%, dall’altro avanza internet come fonte di informazione. A gennaio 2010 la percentuale di italiani che si informa online è aumentata di circa il 25% con un tempo medio di permanenza di circa 45 minuti (fonte Audiweb). Dati che non possono essere ignorati, e siccome i lettori saranno sempre più online, la sfida per gli editori è proprio individuare e cogliere le opportunità offerte dalla rete per consolidare la loro autorevolezza e il loro vantaggio competitivo. I social network non sono dunque da vedersi come concorrenti dell’editoria tradizionale, ma possono essere dei validi alleati produttori di contenuti o driver per la loro diffusione. Come ha sottolineato nella tavola rotonda di fine giornata Diego Antonelli, direttore di Gazzetta.it, «Non mi sento in competizione con i social media in quanto Gazzetta.it è nato nel 1997 proprio come una sorta di forum online. I blog o i siti dedicati alle singole squadre possono essere anche una fonte di informazione per noi, loro sono molto verticali e “di parte”, noi restiamo più orizzontali e “neutri”». Gli fa eco Daniele Bellasio, responsabile redazione online de Il Sole 24 Ore: «I social media possono considerarsi dei partner dei giornali, oltre a fare il nostro lavoro giornalistico dobbiamo essere presenti su queste community perché ci viene richiesto, ne traiamo vantaggio perché diventano a loro volta veicolo delle nostra notizie. Il nostro direttore, per esempio, è molto attivo su Twitter». Ad aprire la giornata è stata come di consueto Layla Pavone, presidente di Iab Italia, che ha spiegato: «Il 92% degli italiani online legge news, dato superiore alla media europea, così come è superiore alla media il dato di connazionali che scaricano e caricano contenuti, musica, ascoltano la radio online, partecipano a forum di discussione, aggiornano il proprio status sui social media o guardano i profili degli altri. Questo nuovo fenomeno non può essere ignorato dalle aziende che vogliono colpire i loro consuamtori: si parla di Socialnomics, l’economia sociale. I social media permettono di raggiungere vaste platee e ottenere buoni risultati spendendo relativamente poco. E il panorama è in costante evoluzione: basti pensare che sta crescendo rapidamente Foursquare, un nuovo social network basato sulla localizzazione Gps, per sapere dove sono localizzati i propri contatti e magari incontrarli di persona». Brad Little, vice president BuzzMetrics Emea di Nielsen ha poi effettuato una panoramica sui principali effetti dei social media: «Il “problema”, se così vogliamo dire, di questi strumenti, è che la gente crede maggiormente ai giudizi delle altre persone, conoscenti o sconosciuti, che al sito ufficiale dei brand o alle campagne tv o stampa. I consumatori quindi orientano sempre più i comportamenti delle aziende, ecco perché dobbiamo prestare attenzione ai social network, ovvero prestare ascolto al buzz in rete. Un esempio è la campagna Snuggies, un “camicione” di flanella per persone di mezza età destinato alle televendite. Grazie a un’efficace campagna di buzz marketing sono divenuti un esempio di cultura popolare, generando feste, video virali, servizi giornalistici, un prodotto di moda per tutte le età. Cosa aspettarci per il futuro? Boom delle applicazioni di augmented reality o basate sul Gps, i social software diventeranno comuni, la social search produrrà modelli, i social media saranno sempre più mobile e ridurranno l’uso delle mail; infine il Roi sarà misurato». Insomma si va verso una contaminazione tra i vari mezzi: i social network, veicolando contenuti tratti da altri mezzi, stimoleranno l’interesse verso questi, per esempio attraverso il commento di programmi tv o eventi del mondo reale. «L’individualismo dominante, al contrario delle previsioni più nefaste, sta generando nuove e impreviste forme di socialità e di aggregazione, diverse da quelle tradizionali ma estremamente gratificanti, cementate da emozioni, sentimenti, passioni. Sono le nuove comunità, le tribù, i social network che trovano sovente in un love mark un fattore aggregante intorno a cui ritrovarsi. Un fenomeno che nasce dalla fusione della dimensione individuale con quella collettiva, che potremmo definire “indisocialismo”», ha concluso Pavone.

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Morgan Babsia

Morgan Babsia

Si affaccia nel mondo web nel lontano 1998 come webdesigner e, dopo una lunga esperienza fatta di notti insonni fra immagini e codice, decide nel 2001, insieme a M.Mauro (attuale socio) e A.Chessari, di fondare Positive S.r.l. Positive sin dai suoi esordi, ha iniziato ad occuparsi di web e comunicazione integrata, fino ad arrivare alla più completa offerta, di “web-creativity-communication”. Da allora, Morgan Babsia progetta e realizza con attenzione e cura dei particolari, la creatività e la comunicazione tramite web…e non solo. Per Comunicazioni Positive, nella sezione "web", seleziona gli articoli più interessanti dedicati al mondo della rete.

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