Quando il creativo è una massa

creativo “E ringraziate che ci sono io, che sono una moltitudine…”
Andrea Pazienza

Il crowdsourcing ha due regole: creazione e condivisione. Nei casi in cui la creazione diventa condivisa si raggiunge l’apice dello spirito che anima il crowdsourcing come scenario che punta a valorizzare uno degli aspetti più ambiziosi della rete: la partecipazione degli utenti.
Ora, uno dei segmenti che ultimamente sembra attecchire molto è quello del crowdsourcing creativo, messo in scena da piattaforme collaborative che consentono a giovani (e meno giovani) grafici, fotografi, designer, autori, videomaker e audiomaker, siano professionisti, semi-pro o semplici amatori, di partecipare alla produzione di contenuto per un brand, un broadcaster, piuttosto che un’organizzazione non governativa (e altri player di vario genere a metà tra le categorie).

La formula con cui in genere si chiama a raccolta la “saggezza popolare”, in questo caso elevata al rango di creatività, è quella del contest online.
Dalle campagne ADV alle call per la ricerca di risorse da inserire nei palinsesti, si fornisce un brief in cui si spiega anzitutto l’ambito di contenuto a cui il concorso è dedicato, esplicitando la destinazione d’uso del prodotto selezionato e le specifiche tecniche a cui attenersi, le preferenze stilistiche, eventuali valori da tenere in considerazione; insomma, la linea da seguire per elaborare una proposta e sperare che al termine ci si aggiudichi il premio, o uno dei premi finali.

Ah già il premio… può trattarsi di denaro (generalmente molto apprezzato) o di premi in “beni o servizi”: viaggi, strumentazione tecnica, buoni spesa, addirittura corsi di formazione o semplice “visibilità”.

Schematizzando un pò, si può dire che il crescente successo di questa ricetta si spiega con la promessa di guadagno per tutte le parti in gioco. Ci guadagnano le aziende a cui è legato il concorso, chiamate ad investire un budget sicuramente minore rispetto alle cifre dei preventivi presentati dalle agenzie; ci guadagna il vincitore del contest, che spesso si porta a casa più di quanto non succeda lavorando da dipendente o da esterno per l’agenzia che tratta con il cliente, e guadagnano ovviamente le società titolari delle piattaforme su cui si svolge la competizione.

Punti deboli?
Per le aziende credo che il principale sia dettato dal fatto che, a differenza di un’agenzia, è assai difficile mediare con una community di utenti in fase di creazione dei contenuti. In questo aspetto, il ruolo del Community Manager è altamente strategico e non perché, come fosse un pifferaio magico, sia in grado di chiamare a raccolta i propri iscritti e dire loro che cos’è che devono fare e come, ma perché al contrario deve conoscere talmente bene le risorse della propria comunità virtuale da riuscire ad individuare quale sia l’iniziativa più adatta al cliente che si trova di fronte, riuscendo ad orientare la scelta verso la soluzione più promettente per entrambi.
Quanto agli utenti, c’è un aspetto di rischio abbastanza significativo: per uno che vince, ce ne sono molti che hanno, alla fine, lavorato “a vuoto”.

Non mancano i detrattori di questo sistema; da chi è convinto che sia solo una moda passeggera a chi considera improprio il concetto di “crowdsourcing” in casi simili, sostenendo che in un contest, più che la collaboratività, ad essere stimolata sia essenzialmente la competizione. Certo è che si tratta di un ambito molto interessante e che ad affermare ciò sono gran parte delle aziende che hanno deciso di intraprendere un’esperienza del genere. Di seguito, alcune delle principali realtà che operano in questo business, di modo che ognuno, se vuole, possa farsene un’idea:

- Zooppa: progetto nato in Italia da H-Farm e presto esteso negli Stati Uniti e in Brasile
- UserFarm: altro progetto tutto italiano, nato da TheBlogTV, con versioni francese e spagnola in fase di lancio
- BootB: altra realtà italiana decisamente lanciata verso un’utenza internazionale
- Eyeka: esperienza francese con un discreto successo in termini di clienti e un buon livello di proposte creative
- CrowdSpring: uno dei più importanti al mondo, dedicato al design
- Innocentive: creatività, ma applicata all’ambito tecnico-scientifico
- Threadless: sei libero di disegnare una t-shirt; nessun cliente, nessun logo, nessun brief. Se piace e qualcuno te la vota, viene realizzata e ci guadagni su qualcosa.

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Francesco Martinelli

Per anni vittima del digital divide, passo molto tempo col computer acceso, tanto che le voci dentro la mia testa si illuminano accompagnate dal rumore dei messaggi di Skype. La parola chiave che preferisco è "community". Ne ho frequentate e ne frequento molte, su piattaforme molteplici, anche se penso spesso all'epoca delle chat #IRC. Puoi trovarmi anche su: Twitter FriendFeed LinkedIn

Un Commento

  1. [...] un post precedente abbiamo provato ad illustrare i principi del cosiddetto “crowdsourcing creativo“: come funziona, come si può guadagnare qualcosa, quali sono i punti di forza e quali i [...]

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