Creatività e crowdsourcing: notizie dal fronte/retro
“Amoreggiate con le idee finché vi piace; ma quanto a sposarle, andateci cauti.” - Arturo Graf
In un post precedente abbiamo provato ad illustrare i principi del cosiddetto “crowdsourcing creativo“: come funziona, come si può guadagnare qualcosa, quali sono i punti di forza e quali i punti critici.
Intanto i temi che si agganciano a questi ultimi (moralità, giusto compenso, diritto sui contenuti…) continuano ad essere dibattuti in giro per la rete, nei forum delle piattaforme che offrono partecipazione in cambio di ricchi premi, nei social network, nei blog. Segnalo due casi che mi sembra offrano un profilo di riflessione molto concreto e prezioso riguardo ai meccanismi di engagement, messi in pratica da chi “arma le folle” e pretende creatività.
Il primo è quello di Antonio Patti (lavoro da filosofo), che cerca, con il puro ragionamento e smontando così l’iniziativa re-Wired di Wired Italia, di delineare pochi semplici elementi grazie ai quali riconoscere e distinguere una proposta seria di crowdsourcing da altre messe in piedi poco più che per dare l’impressione di votarsi all’innovazione e al coinvolgimento; attirare traffico e utenti ed ottenere magari diffusione gratuita ad opera degli stessi. Re-Wired e il socialismo meritocratico: tu chiamale, se vuoi… speculazioni.
Il secondo è una lettera aperta su M-list da Luca Meyer (collaborareXinnovare) che si pone un paio di dubbi legittimi sul rischio di plagio delle opere che partecipano; non ovviamente di quelle che ricevono un premio (che in genere proprio per questo possono ritenersi “acquistate”), ma di quelle che, pur brillanti e degne di rappresentare il concept, non vincono. Ecco, la domanda è: potrebbero venire utilizzate comunque dal cliente? Credo che la risposta, caso per caso, sia contenuta nei diversi Termini d’Uso previsti dai progetti, che mai come in certe situazioni è necessario leggere e capire bene, facendo molta attenzione alle voci in cui si parla di diritto legato al contenuto, per comprendere quale livello di rinuncia alla proprietà intellettuale della propria opera comporti l’eventuale partecipazione.
Nel frattempo spunta BestCreativity, un altro spazio web del genere dedicato ai designers, molto interessante fra l’altro e per un motivo molto semplice: a chiunque sia iscritto non viene offerta solo la possibilità di partecipare alle iniziative in corso, ma anche quella di aprirsene una e di gestirsela in totale autonomia. Un accorgimento (certo, utilizzato con formule diverse anche da altre somme piattaforme internazionali, vedi CrowdSpring) che tenta di rendere ancora molto più orizzontale il livello di interazione tra utente prosumer e committente. Il sito è stato inaugurato i primi di maggio con un contest per il design del logo della stessa BestCreativity e sta proseguendo con quello di Studenti.it e dell’HomePage online di Liquida.

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Ciao Francesco,
io filosofo sono, e di speculazioni ci vivo
Nonostante questo credo che il post e l’intervento in conferenza siano stati più di stomaco che di riflessione perché conosco bene la situazione in cui sono tanti miei amici, e l’ennesima iniziativa aperta mi ha fatto sussultare.
Non ho voglia di urlare subito allo scandalo come purtroppo è abitudine fare sui Blog, ma farsi sentire con forza e pacatezza secondo me è assolutamente necessario.
Molto interessanti anche le altre discussioni che hai linkato. Parteciperò con piacere.
Ciao.