Ecco perché Google non ha comprato Skype

skOrmai è fatta. La Microsoft ha comprato Skype lasciando gli altri a bocca asciutta. Ma chi è causa del suo mal pianga se stesso, dice il detto. Lo sa bene Google, che in passato ebbe la sua occasione ma se la lasciò sfuggire. E non perché non avesse gli 8,5 miliardi di dollari necessari all’acquisto, ma perché qualcuno dei suoi non ritenne che l’affare fosse un buon investimento. Anzi, a essere proprio sinceri, alla base del mancato acquisto di Skype da parte di Google c’è un vero e proprio sabotaggio. Ecco la storia, già raccontata nel libro In the Plex: How Google Thinks, Works, and Shapes Our Lives di Stephen Levy.


Il personaggio centrale di tutta la faccenda è Wesley Chan, che nel 2009 era un manager coinvolto nel lancio del servizio di telefonia Google Voice. Quando arrivò la notizia che eBay stava vendendo Skype, tutti alla Google iniziarono a pensare all’affare, anche Chan. Che però, al contrario degli altri, non lo riteneva una buona mossa. Il motivo? Perché Skype utilizzava una tecnologia peer-to-peer, mentre il paradigma informatico di Google era il cosiddetto cloud computing.

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Morgan Babsia

Morgan Babsia

Si affaccia nel mondo web nel lontano 1998 come webdesigner e, dopo una lunga esperienza fatta di notti insonni fra immagini e codice, decide nel 2001, insieme a M.Mauro (attuale socio) e A.Chessari, di fondare Positive S.r.l. Positive sin dai suoi esordi, ha iniziato ad occuparsi di web e comunicazione integrata, fino ad arrivare alla più completa offerta, di “web-creativity-communication”. Da allora, Morgan Babsia progetta e realizza con attenzione e cura dei particolari, la creatività e la comunicazione tramite web…e non solo. Per Comunicazioni Positive, nella sezione "web", seleziona gli articoli più interessanti dedicati al mondo della rete.

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