Crowdsourcing, per resistere

immagine-3
Il crowdsourcing, per le possibilità a basso costo che offre, sta attirando le attenzioni di molti brand e aziende interessate a ridurre gli investimenti delle campagne pubblicitarie, senza necessariamente perdere in impatto. Di fatto la parola pare rientrare tra i primi nove termini “geek” più usati dal popolo della rete.

Per la serie “piove sul bagnato”, i fatti di cronaca recenti ci mettono di fronte a notizie che riguardano territori in crisi per ben altri motivi rispetto a quelli prettamente economici.
Per questo mi preme segnalare due casi in grado di rivelare il lato profondamente umano che sta dietro al crowdsourcing, visto che generalmente tende a far parlare di sé solo per gli effetti balsamici che può avere sui budget.

Il primo è haisentitoilterremoto.it, un questionario semplice e dettagliato, con cui si può informare l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di aver appena avverito una scossa. Questi dati vengono incrociati con le informazioni provenienti dai rilevatori sul territorio dell’INGV e contribuiscono a disegnare mappe sismiche sempre più capillari.

Il secondo è TheHealthMap, che aggrega i dati su epidemie varie (provenienti da U.S. Centers for Disease Control, Canadian Institutes of Health Research, World Health Organization, Google e altri) e li distribuisce su una mappa. Qui potete consultare i luoghi in cui fino ad adesso si sono verificati i casi di contagio di questa terribile influenza suina.

Bookmark and Share

add this

Francesco Martinelli

Per anni vittima del digital divide, passo molto tempo col computer acceso, tanto che le voci dentro la mia testa si illuminano accompagnate dal rumore dei messaggi di Skype. La parola chiave che preferisco è "community". Ne ho frequentate e ne frequento molte, su piattaforme molteplici, anche se penso spesso all'epoca delle chat #IRC. Puoi trovarmi anche su: Twitter FriendFeed LinkedIn

2 Commenti

  1. morgan scrive:

    scusa ma allora la domanda mi viene spontanea?..ma comunicazionipositive è fenomeno di crowdsourcing?…se noi autori dovessimo decidere di creare un e-book…e-magazine del blog stesso, commisionati dalla redazione di CP..questo quindi è crowd?…
    cmq molto interessanti i 2 progetti che hai citato, il che spiega quali possono essere i vari sviluppi…anche umani!

  2. Francesco Martinelli scrive:

    Se, mettiamo, ci affacciassimo all’interno di una community di bravi grafici dicendo: Hey! conoscete ComunicazioniPositive.it? Stiamo progettando di lanciare un e-magazine mensile in .pdf.
    Ci servirebbe qualcuno che creasse la linea grafica, e possiamo pagare 500 euro per chi ci realizza quella migliore.
    Questa un’operazione crowd

Facci sapere cosa ne pensi