Le Chuck’s has left the building

gameChi ha qualche anno ed è appassionato di videogaming (Cyberluke, so che sei con me per questo post), non potrà mai dimenticare il periodo d’oro delle cosiddette graphic adventure, quando a fare videogame erano solo Sierra e Lucasfilm, alla Blizzard stavano ancora costruendo l’ufficio e Electronic Arts faceva esclusivamente giochi di sport e automobili. Erano gli splendidi anni di Monkey Island, di Maniac Mansion, di Indiana Jones (ricordate il mitico The Fate Of Atlantis, di cui si paventava l’uscita di un film post-videogioco?), di Leisure Suit Larry, di King’s Quest. Anni in cui gli harddisk avevano una manciata di megabyte ma sembravano giganteschi, anni in cui avere un monitor VGA era da fighi.

Lo sceneggiatore Richard Lovejoy, nostalgico di quel periodo, ha avuto una idea geniale: una commedia teatrale semplice ma avventurosa, con scenografie a pochi colori che ricordino i fondali EGA e CGA. La trama è ai confini dell’idiozia: un eroe senza nome deve combattere una setta malvagia per conquistare una giovane donzella. Una scena dello spettacolo è emblematica: il protagonista di perde nel cimitero. La via d’uscita, manco a dirlo, si trova combinando in modo assurdo e improbabile gli oggetti del proprio inventario. Mi ha commosso, sul cartellone dello spettacolo, rivedere il vecchio prompt di DOS e la scritta “640k required”. Altri tempi.

Sono questi gli ingredienti dello spettacolo Adventure Quest, in programmazione al Brick Theater di Broadway (sob) dal 2 giugno al 25 luglio. La commedia fa parte del Gameplay Showcase, felice parentesi che conterà altri due titoli ispirati al mondo dei videogiochi, all’interno dell’Antidepressant Festival di New York.

Per saperne di più c’è il sito dell’Antidepressant, una lunga intervista ai protagonisti e, non contenti, un gioco online per versare qualche lacrima di nostalgia.

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Stefano Torregrossa

Stefano Torregrossa

Graphic Designer creativo e sicuro di sé. Appassionato di nuove tendenze, di design, di software; ama lo stile moderno, minimale ma d’impatto, la grafica vettoriale e tipografica, i Macintosh e le tavolette grafiche. Adora costruire brand identity, valorizzare i punti di forza delle aziende, accompagnare il cliente verso migliori scelte di comunicazione, produrre layout grafici complessi ma efficaci. Quando è al computer, ascolta sempre musica ad alto volume. Fa questo mestiere da 8 anni, e quando lavora si diverte ancora come se fosse il primo giorno.

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