<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	>

<channel>
	<title>Comunicazioni Positive</title>
	<atom:link href="http://www.comunicazionipositive.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.comunicazionipositive.it</link>
	<description></description>
	<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:43:28 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.7.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Indagine: i social media cambiano le regole</title>
		<link>http://www.comunicazionipositive.it/1348/indagine-i-social-media-cambiano-le-regole/</link>
		<comments>http://www.comunicazionipositive.it/1348/indagine-i-social-media-cambiano-le-regole/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Morgan Babsia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunicazionipositive.it/?p=1348</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/sons.gif" alt="sons" title="sons" width="100" height="100" class="alignleft size-full wp-image-1350" />Gli europei si sentono poco sicuri sul fronte della protezione dei dati personali, tra i più diffidenti ci sono gli italiani...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/son1.gif" alt="son1" title="son1" width="570" height="200" class="alignleft size-full wp-image-1349" />Da webnews.it<br />
Gli europei si sentono poco sicuri sul fronte della protezione dei dati personali, tra i più diffidenti ci sono gli italiani e la maglia nera viene data ai social network per scarsa percezione di attenzione alla privacy. Questo panorama è tracciato da un sondaggio commissionato da SafeNet e condotto in sette Paesi europei a gennaio scorso. Dall’indagine della società che fornisce soluzioni di sicurezza emerge che gli europei desiderano maggiori informazioni sull’uso che imprese ed enti pubblici fanno dei loro dati personali: solamente il 15% ritiene di essere informato “bene” o “abbastanza bene”, mentre la metà del campione lamenta la mancanza di informazioni, tuttavia solamente uno su dieci controlla sempre le modalità con cui i propri dati sono protetti. Germania e Italia sono la nazione<br />
più diffidenti da questo punto di vista, tanto che quasi un quarto degli intervistati ha dichiarato di controllare in ogni occasione prima di dare i propri dati, che uso verrà fatto delle informazioni, mentre il 27% legge sempre i paragrafi relativi alla privacy.<br />
Tutti d’accordo invece sulla fiducia riposta: i siti di social network sono considerati i meno affidabili, seguiti dagli operatori di telecomunicazioni e dai siti di e-commerce. Medici e ospedali raccolgono invece la massima fiducia, seguiti da banche e autorità pubbliche.</p>
<p><strong>Il social attrae molto</strong><br />
Non sembra essere così però nella realtà di tutti i giorni, infatti Facebook sorpassa Google nei volumi di traffico generati in internet. Secondo il dato fornito dalla società statunitense di misurazione del traffico internet Web Compete, gli utenti che hanno utilizzato le pagine di Facebook sono stati più numerosi di quelli che hanno compiuto ricerche con gli strumenti offerti da Google. A gennaio 2010, infatti, il sito di social networking avrebbe realizzato quasi 3 miliardi di visite (2.872.823.682 per la precisione) con un aumento mensile del 5,92% e un incremento rispetto all’anno prima del 141 per cento.<br />
Mentre Google segue a 2.780.997.436 con incremento mensile del 3,51% e annuale del 26,33 per cento.<br />
Un’altra notizia che sostiene il partito del social networking arriva sempre dagli Stati Uniti, soprattutto dallo staff di Barack Obama, colui che è stato definito il primo “presidente internet” della storia a stelle e strisce, o meglio mondiale.</p>
<p><strong>Da network a media</strong><br />
Il Dipartimento di Stato Usa ha sostituito i temini social network con social media per riferirsi alle piattaforme web che operano nell’area della socumincazione social. Non un cambiamento qualsiasi in quanto significa che l’Amministrazione Obama ritiene che sotto il cappello social media siano racchiusi i nuovi mezzi di comunicazione di massa cui fare riferimento per l’informazione del futuro. «Il mondo sta cambiando velocemente e noi vogliamo cogliere tutte le opportunità di questa rivoluzione», ha sottolineato Alec Ross, responsabile per l’innovazione nell’ufficio del Segretario di Stato Hillary Clinton.<br />
Visto che milioni di persone in tutto il mondo prediligono i social network per conversare, organizzare la propria vita sociale, scambiare opinioni e attingere notizie, se si vuole stare in contatto, conversare e condividere informazioni con questa nuova tipologia di audience anche l’informazione ufficiale del governo statunitense deve immergersi nel cosiddetto mondo sociale.<br />
Un cambiamento radicale, perché se fino a poco tempo fa l’importante per aziende, istituzioni e governi era farsi trovare in rete, magari con pagine e notizie accattivanti, oggi la prospettiva si ribalta: se le persone passano buona parte del tempo speso in rete nei siti di social networking, occorre che si vada direttamente da loro e non al contrario attendere che il pubblico visiti i siti ufficiali. Quindi sono le aziende, I governi e le istituzione che devono portare i contenuti dove gli utenti si aspettano di trovarli, leggasi i social media.<br />
«Dobbiamo portare l’informazione, i nostri atti amministrativi dove le persone vivono e discutono, perché questa è la strada per ampliare e arricchire la nostra presenza e avere una relazione diretta con la gente», ha spiegato Katie Dowd, new media director del Dipartimento di Stato Usa. Se anche l’amministrazione Obama ritiene che non sia più sufficiente “essere su internet” è chiaro che la svolta debba essere indirizzata verso l’essere “parte di internet”, per entrare in quel sistema di scambio di informazioni, condivisione e interazione che ufficialmente va sotto il nome di social media.</p>
<p><strong>I teen non bloggano</strong><br />
Sempre dagli Stati Uniti, considerati porta bandiera di tutte le tendenze digitali, arriva la notizia che gli adolescenti e i giovani adulti bloggano meno di un tempo. Tanto che, negli ultimi tre anni, il blogging si sarebbe dimezzato a favore di siti di social networking. È quanto rivela uno studio presentato da Pew Internet e American Life, che ha messo in luce che meno di un adolescente su dieci utilizza Twitter, nonostante la grande popolarità del sito di microblogging.<br />
Secondo la ricerca, solamente il 14% dei teenager che naviga dice di avere un blog, rispetto al picco del 28% registrato nel 2006, e soltanto l’8% scambia messaggi su Twitter. «È un po’ una sorpresa, anche se le spiegazioni sono fornite proprio dallo stato del panorama tecnologico», ha specificato Aaron Smith, ricercatore dell’istituto demoscopico Pew. Aaron Smith sostiene che gli autori della ricerca attribuiscono il calo nel blogging all’esplosione dei social network. In effetti, in base allo studio, il 73% degli adolescenti online utilizza i siti di condivisione. Il ricercatore ha citato anche i cellulari: la maggior parte delle comunicazioni tra ragazzi ora avviene infatti grazie a dispositivi di telefonia mobile. Mentre il blogging tra gli adulti si mantiene stabile dal 2005, anche se però ha registrato un calo tra i 18 enni-29 enni e un aumento fra chi ha più di 30 anni.<br />
Ma qual è il rapporto tra le aziende e i social media? A rispondere a questa e ad altre domande più in chiave business è un’indagine commissionata da Bigmouthmedia alla società di ricerche Econsultancy e condotta online alla fine del 2009 su un campione di 1.100 intervistati, composto per il 47% da agenzie e consulenti Pr e per il 41% da specialisti di marketing e comunicazione interni alle aziende. Il campione dell’indagine opera soprattutto nel Regno Unito, in alcuni paesi dell’Europa continentale e del Nord America.</p>
<p><strong>L’azienda social</strong><br />
I social media sono passati da tendenza emergente a importante canale di comunicazione. Aziende e agenzie di marketing stanno reagendo positivamente alle sfide lanciate dai social media alla comunicazione tradizionale, incrementando gli investimenti nelle reti sociali. È questo in poche battute quanto emerge dall’indagine, infatti è interessante notare che i vantaggi legati al miglioramento del brand sono considerati più significativi di quelli legati all’aumento della profittabilità. Una maggiore brand awareness è ritenuta il vantaggio principale offerto dai social media da circa tre quarti del campione intervistato (73%). Seguono l’incremento del coinvolgimento dei clienti (71%), il miglioramento della brand reputation (66%) e l’opportunità di aumentare la comunicazione con gli influenzatori (62%).<br />
Due terzi circa delle aziende interpellate (pari al 61%) ritiene che i social media offrano enormi opportunità per il business. Oltre un quarto degli intervistati si dice interessato, ma non del tutto convinto delle possibilità offerte alle aziende da parte dei social media, mentre il 12% identifica soprattutto rischi e sfide.<br />
Nessuno degli intervistati considera i social media una moda destinata a scomparire in breve tempo.<br />
Infatti le strategie coinvolgono Twitter e i microblogging, considerati i social media più utilizzati per le strategie di comunicazione per il 78% delle aziende e il 74% delle agenzie intervistate, seguiti immediatamente dalla creazione e gestione di profili sui social network (65% delle aziende).<br />
Particolarmente diffuso nel corso del 2009, l’utilizzo di video continua a riscuotere successi, con circa il 60% delle aziende e il 54% delle agenzie che crea e distribuisce contenuti di questo tipo. È sorprendente notare che mentre circa i tre quarti delle agenzie intervistate (72%) dichiari che i propri clienti utilizzano blog aziendali, metà delle aziende (47%) sostiene la stessa cosa. Il segmento dei social media ha resistito bene alle turbolenze economiche del 2009, tanto che il 98% delle aziende e delle agenzie interpellate non ha ridotto gli investimenti rispetto all’anno precedente, il 64% delle aziende e l’81% dei clienti delle agenzie li ha addirittura aumentati. I social network sono considerati potenti alleati in chiave di posizionamento del brand a causa del loro carattere interattivo, dinamico e per l’apertura ai feedback degli utenti. Le strategie di utilizzo dei social media sono stabilite e messe in pratica secondo questa logica, con le conseguenti ricadute sulla visibilità generale del marchio sul web e sul volume di traffico diretto al sito, fattore che rimane il principale parametro di valutazione delle attività di marketing digitale sui social media.</p>
<p><strong>La social adv in Italia</strong><br />
In Italia un’indagine condotta dall’agenzia di relazioni pubbliche e comunicazione integrata Sound Pr sulla diffusione e sull’effettivo utilizzo dei nuovi media digitali e degli strumenti del Web 2.0 nella comunicazione presso i responsabili marketing e pr di aziende italiane e internazionali attive in Italia, emerge che i mezzi di comunicazione tradizionali (radio, tv e carta stampata), finora contenitori e veicoli privilegiati di informazione, non sono più percepiti come i soli mezzi per diffondere contenuti. Le nuove forme di media stanno impostando modi diversi per vivere le notizie. I tempi di fruizione delle informazioni si sono notevolmente abbreviati e i media tradizionali sono diventati troppo statici rispetto all’interattività delle più moderne applicazioni del Web 2.0. Il 90% del campione ritiene che nei prossimi cinque anni i media tradizionali continueranno a sopravvivere, anche se attraversando grandi difficoltà e sempre più affiancati dai mezzi digitali. Tra i new media, quelli più conosciuti e considerati più adatti a supportare la comunicazione e il business della propria azienda risultano essere: blog e forum (42%), YouTube (25%), Facebook (10%) e Twitter (8%). Tra gli altri strumenti segnalati: Flickr e le web tv dedicate a notizie di attualità e tematiche.<br />
«Lo sviluppo tecnologico - sostiene Alessandra Malvermi, managing partner di Sound PR -, ha reso l’azienda un’organizzazione sempre più sociale che vive e interagisce in contesti sempre più ampi ed estesi. Adottare modelli di comunicazione partecipativa, creare contatti a più livelli usando le forme, il linguaggio e i modi più appropriati sono quindi elementi imprescindibili del successo delle imprese».</p>
<p><strong>Social director cercasi</strong><br />
C’è però da dire che ora come ora nelle aziende non è ancora presente - tranne qualche rara eccezione - una figura professionale dedicata ai social media e al monitoraggio delle conversazioni online, anche se il 20% degli intervistati prevede il suo apporto in un prossimo futuro. Il tempo da dedicare al cosiddetto “online audience engagement” viene stimato del resto tra le 2 e le 3 ore al giorno: la maggior parte degli intervistati ritiene quindi preferibile affidare tali attività alle agenzie di media relation che impiegano risorse qualificate. Il monitoraggio della web reputation e l’implementazione di strategie correlate sono un fattore considerato strategico dal 100% del campione in quanto in grado di incidere direttamente sui profitti dell’azienda.<br />
Non a caso quindi il 58% degli intervistati dichiara di voler intraprendere queste attività: il 40% intende farlo a breve, mentre il 60% non sa ancora prevedere<br />
una tempistica in proposito.<br />
Il 40% degli intervistati inoltre dichiara di volere sviluppare progetti di comunicazione tramite social media in un prossimo futuro. Il 30% dice anche di volerli avviare entro l’anno, mentre il 70% non ha ancora un’idea precisa in merito. Per quanto riguarda il budget da allocare alla comunicazione digitale, nonostante il 17% affermi di non destinare fondi dedicati e il 38% di non sapere quanto poter stanziare, il 45% del campione sostiene di essere intenzionato a investire nel corso del 2010 una spesa precisa: l’11% meno di 10 mila euro, l’11% tra i 10 mila e i 30 mila euro, il 6% tra i 30 mila e i 50 mila euro, l’11% tra i 50 mila e i 100 mila euro, il 6% oltre 100 mila euro.</p>
<p><strong>Nascono i cyber-cittadini</strong><br />
A differenza delle reali nazioni di appartenenza, i cittadini dei social network generalmente hanno più di 13 anni, risiedono in tutto il mondo, hanno culture, lingue e costumi diversi tra loro, non sono suddivisi per censo, caste o posizioni sociali e lavorative, esercitano i propri diritti attraverso un computer, un mouse e una tastiera e hanno un unico scopo: comunicare e condividere informazioni. Fanno parte di questo stato virtuale ovviamente anche gli italiani: secondo l’ultima rilevazione di Eurispes sono il 44,2% dai 18 anni in su. Un dato che segna una crescita del 13,5% rispetto al 2009 (quando era a quota 30,7%).<br />
Ma la popolarità della creazione di Mark Zuckerberg ha scavalcato anche i confini del virtuale, consacrando Facebook come “fenomeno del millennio”: se<br />
nel 2009 il 31,2% degli intervistati dichiarava di non sapere che cosa fosse, nel 2010 la percentuale si è abbassata vertiginosamente, arrivando a toccare appena l’1,1 per cento.<br />
Sono soprattutto i più giovani a utilizzare Facebook, il 68% dei 25-34 enni e il 66,9% dei 18-24 enni. Il carattere sostanzialmente “giovane” del social network trova conferma anche nei dati rilevati da Eurispes e Telefono Azzurro in occasione del 10° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza (presentato nel novembre dello scorso anno): il 71,1% degli adolescenti infatti possiede un profilo su Facebook e lo utilizza principalmente perché consente di rimanere sempre in contatto con gli amici (28,7%), di ritrovare vecchi contatti (23,6%), di instaurare nuove relazioni (14,9%) o di passare il proprio tempo divertendosi con test e giochi (10,4%).<br />
D’altra parte il social network riscuote successo anche tra i 45-64 enni che dichiarano di avere un profilo nel 25,3% dei casi (+10,9% rispetto al 2009).<br />
Ancora più sorprendente è il dato relativo alla fascia degli over 65: se nel 2009 il 65% di loro dichiarava di non sapere che cosa fosse Facebook, quest’anno tale percentuale si è abbassata notevolmente attestandosi al 7,8 % (-57,2%) e, allo stesso tempo, il 31,1% dichiara di essere registrato al portale.<br />
Facebook si configura, dunque, come il luogo dell’amicizia per definizione, la bandiera dei moderni “social-isti”, frequentatori compulsivi di social network, amanti della frammentazione di profili, generi e stili. Al pari della telefonia cellulare, dove gli italiani sono notoriamente riconosciuti come amanti del telefonino al punto da possederne anche più di uno a testa, così nel mondo dei social network l’appartenenza di più profili a un unico individuo non costituisce più l’eccezione, bensì la regola, al di là del limite (parziale) del nome e cognome (imposto, in particolare, da Facebook).</p>
<p><strong>Esegesi del social</strong><br />
La socialità in rete riveste un carattere prevalentemente ludico, spesso velatamente voyeuristico ed è proprio da questi comportamenti e modalità relazionali che si originano molti dei nuovi fenomeni e comportamenti. Un tempo erano i forum a catalizzare l’attenzione dei navigatori, poi venne il tempo delle chat, generaliste e divise in stanze, nelle quali prevaleva un senso di anonimato assoluto e di personalità sdoppiate all’occorrenza e, oggi, soppiantate dai siti dedicati alla ricerca dell’amico perfetto o del partner dei sogni. I social network, successivi in ordine di tempo, si collocano a un livello superiore e con un indice di popolarità, un ruolo multi generazionale e un’accezione tendenzialmente positiva, che né i forum, tantomeno le chat hanno mai generato in passato.<br />
La rivoluzione dei social network, tuttora in atto, risulta per molti aspetti “totalitaria” dal momento che coinvolge non solo i siti di riferimento, ma contribuisce a estendere la sua azione su realtà finora considerate prevalentemente “verticali”. L’esempio più significativo è senza dubbio rilevabile nel giornalismo. I siti delle principali fonti di informazione, stampa, agenzie e Tv, hanno subìto l’influsso dell’importanza che i social network hanno acquisito nel tessuto sociale della rete. Le news sono diventate social network friendly, a differenza degli editori, ancora divisi sulle potenzialità e alla ricerca di modelli di revenue sostitutivi o complementari. La trasformazione del giornalismo, inesorabilmente in atto, si alimenta del contributo dei social network e si caratterizza sempre più orizzontalmente” grazie all’azione diffusa degli utenti.</p>
<p><strong>Fonte di news alternativa</strong><br />
Concepito come una piazza virtuale in cui scambiare pensieri, emozioni, foto e video con amici e conoscenti, il social media è divenuto quindi un’effettiva (e alternativa) fonte di informazione per i media, basti pensare ad alcuni dei più recenti fatti di cronaca, quando le foto o le informazioni sulle vittime o sugli autori di reati efferati vengono prelevate proprio dai profili e diffuse da televisione e stampa.<br />
A volte però il social network perde la sua veste di canale di informazione, trasformandosi in notizia stessa, ne sono un esempio i sempre più frequenti “suicidi annunciati a mezzo social”, la creazione di gruppi shock che trovano in messaggi razzisti, violenti, antisociali, eccetera, motivo di coesione tra gli utenti.</p>
<p><strong>Minori in rete</strong><br />
In particolare, la tutela della privacy e dei minori è uno dei temi che sta animando maggiormente il dibattito internazionale, attirando anche l’attenzione della Commissione Europea che ha istituito da due anni Safer Internet Day, iniziativa nata per incoraggiare i siti di socializzazione ad adottare accorgimenti che garantiscano una maggiore protezione per i minori. Quest’anno hanno aderito al progetto della Commissione venti diversi social network, che si sono impegnati a semplificare le procedure per bloccare gli utenti indesiderati, eliminare i commenti, rimuovere i profili dei minori dai motori di ricerca e poter decidere se rendere visibili i contenuti pubblicati a chiunque o solamente alla propria rete di amici.</p>
<p><strong>Questioni di privacy </strong><br />
Particolarmente sensibile verso il tema della privacy si è dimostrato, inevitabilmente, lo stesso Facebook, che nell’aprile del 2009 ha indetto un referendum tra i propri iscritti per stabilire nuove regole a riguardo. Nonostante non sia stato raggiunto il quorum prefissato (avrebbe dovuto votare in una sola settimana il 30% degli iscritti, circa 60 milioni di persone), la maggioranza dei votanti ha approvato il nuovo sistema di tutela proposto dallo staff di Facebook, che comprende, per esempio, la possibilità di condividere contenuti solo con determinate persone, la limitazione delle informazioni pubbliche relative al proprio profilo, ma anche la segnalazione dei post e gruppi ritenuti “scorretti”.</p>
<p><strong>Sicurezza sopra tutto</strong><br />
L’attenzione degli italiani verso questo tema è confermata dall’indagine condotta da Eurispes in merito all’utilizzo dei social network. Infatti, il 41,8% dei partecipanti ritiene che il loro utilizzo debba essere maggiormente regolamentato, mentre il 24,5% esprime una posizione diametralmente opposta, sostenendo che i social network debbano essere completamente liberi e senza censure. Il 10,5% pensa che i siti di aggregazione sociale siano dannosi per la privacy, solo il 3,5% ritiene che questi possano favorire nuove forme di illegalità e, infine, il 7,1% ritiene i social network pericolosi in quanto possibili veicoli di messaggi fortemente ideologici o violenti. Rilevante è anche la percentuale (12,6%) di chi ha dichiarato di non sapere o di non poter rispondere al quesito posto, segno della complessità del tema che contrappone la libertà di espressione alla sicurezza individuale e collettiva.<br />
Analizzando le risposte per fasce d’età, emerge che a risentire maggiormente della necessità di una regolamentazione più rigida sono i 45 - 64enni (46,8%), fascia che probabilmente comprende molti genitori di giovani frequentatori dei social network. Anche le fasce giovanili (18 - 24 anni e 25 - 34 anni), più rappresentative del fenomeno in quanto composte dai principali utilizzatori degli stessi, si attestano su percentuali alte (rispettivamente 41,9% e 38,5%).<br />
Un terzo dei 25 - 34enni (30,7%) invece si è dichiarato a favore della totale assenza di controlli e censure. Tra i più giovani si tende a non vedere nei social network un pericolo: solo il 4,7% li ritiene una nuova via per l’illegalità, l’8,1% li identifica come strumenti per diffondere messaggi violenti e l’11,5% pensa che siano dannosi per la propria privacy.<br />
A favore di una maggiore regolamentazione si pronuncia la metà degli intervistati vicini al centro-destra (51,3%) e di centro (48,5%), mentre la percentuale maggiore di chi è contrario alla censure e ai controlli online si trova tra gli intervistati di sinistra (36,4%). Trasversalmente a tutti gli schieramenti politici, sono sempre in pochi a vedere nei social network un pericolo per la propria privacy: il dato varia infatti dal 12% degli intervistati di centro-sinistra al 7,6% di quelli di destra.<br />
Tra chi sostiene che l’utilizzo dei social network deve essere completamente libero e senza censure, si riscontrano notevoli differenze nel Settentrione del Paese: il Nord-Ovest detiene la percentuale più alta (28,3%) mentre il Nord-Est quella più bassa (19,9%). Invece tra chi auspica una maggiore regolamentazione, percentuali simili si ritrovano in tutte le macro-aree geografiche, con una variazione minima tra il Nord-Ovest (43,4%) e il Nord-Est (39,8%). Sempre le due aree del Nord detengono la percentuale maggiore (Nord-Est, 6,1%) e minore (Nord-Ovest, 1,6%) di chi crede che i social network possano aprire nuove vie all’illegalità.</p>
<p>Elia Cattaneo</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.comunicazionipositive.it/1348/indagine-i-social-media-cambiano-le-regole/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Tns-Vrl: carte prepagate, una passione italiana</title>
		<link>http://www.comunicazionipositive.it/1342/tns-vrl-carte-prepagate-una-passione-italiana/</link>
		<comments>http://www.comunicazionipositive.it/1342/tns-vrl-carte-prepagate-una-passione-italiana/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 17:08:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Morgan Babsia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunicazionipositive.it/?p=1342</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/ppays.gif" alt="ppays" title="ppays" width="100" height="100" class="alignleft size-full wp-image-1344" />Gli italiani fanno largo uso di queste carte, ma non si sono ancora avvicinati...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/ppay.gif" alt="ppay" title="ppay" width="570" height="200" class="alignleft size-full wp-image-1343" />Da webnews.it</p>
<p>L’81% degli italiani conosce le carte prepagate (contro un più modesto 65% della Gran Bretagna) e il 27% ne ha acquistata almeno una, tanto che nel 2008 se ne sono contate 7,3 milioni, in crescita del 25% rispetto all’anno precedente.<br />
A dirlo è una recente indagine effettuata da Tns, azienda leader nel mondo nell’ambito delle ricerche di mercato e consulenza di marketing, e da Vrl, editore di riferimento nella community finanziaria internazionale.<br />
Secondo la ricerca, l’utilizzo maggiore di questo strumento è rivolto agli acquisti online: il 57% dei consumatori afferma, infatti, che questo è l’uso principale, seguito da quello effettuato durante viaggi all’estero (24%). Per il 16% degli intervistati poi le carte prepagate consentono una migliore gestione dei propri soldi poiché sono soggette a un massimale di spesa, mentre per il 10% permettono di mettere a disposizione dei figli somme di denaro con più tranquillità rispetto al contante. «Non sono sorpreso dalla popolarità delle prepagate nel nostro Paese - dichiara Alberto Biraghi, global account director di Tns Italia -. Non essendo legate a un conto corrente bancario e ponendo un limite di utilizzo (a differenza della carta di credito), queste card consentono di prevenire in modo tangibile frodi e debiti, sono sicure nel caso di pagamenti online e rappresentano un modo nuovo per poter mettere a disposizione una somma di denaro ai propri figli senza obbligarli a portare contante con loro». Ma c’è di più. «Il 20% circa del campione - rivela Biraghi - non conosce affatto le “prepagate”: ci sono quindi i presupposti per continuare a comunicarne i benefici e ampliarne l’utilizzo». Fra coloro che hanno acquistato le carte, il 76% ne ha raggiunto il plafond massimo di utilizzo: solo il 58% lo tocca però abitualmente, l’8% più di una volta al mese, il 28% una volta al mese e il 40% due/tre volte all’anno.</p>
<p>Un regalo poco praticato<br />
E per quanto riguarda le gift card? Il 50% degli intervistati in Italia non ne ha mai sentito parlare e, fra quelli che le conoscono, solo la metà sa come funzionano. Non più del 16% del campione nel nostro Paese, poi, ha ricevuto in regalo una gift card e per la maggioranza (11%) il fatto risale a più di 6 mesi fa. Inoltre, solo il 4% dichiara di aver acquistato una gift card per qualcun altro, a fronte di un 96% completamente ignaro della possibilità. «L’Italia è uno dei primi Paesi in Europa nell’acquisto di carte prepagate - dice Biraghi -, ma questo trend non si è ancora trasferito nel mercato delle gift card dal momento che solo un’esigua minoranza è solito regalare le prepagate di alcuni retailer o centri commerciali. In Uk, invece, ad avere ricevuto in regalo una card sono ben due terzi del campione (68%), il che equivale a quattro volte più di quanto accade nel nostro Paese. Vero è però che, per contro, solo una piccola percentuale fra gli inglesi usa le carte prepagate (12%)».</p>
<p>Il riflesso in pubblicità: Postepay<br />
Sotto il profilo pubblicitario, tra le carte prepagate più sostenute in comunicazione c’è senza dubbio Postepay di Poste Italiane, protagonista di una campagna di lancio già nel 2003 firmata da Leo Burnett. All’inizio del 2009 è stata invece la volta di Postepay NewGift, la prima carta ricaricabile da regalare di Poste Italiane e MasterCard. E per presentarne le caratteristiche K-events e McCann Erickson Roma hanno realizzato un format decisamente innovativo.<br />
Manuela Falchero</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.comunicazionipositive.it/1342/tns-vrl-carte-prepagate-una-passione-italiana/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Canonizzare l’home page dei siti in ASP.NET con l’Isapi Rewrite</title>
		<link>http://www.comunicazionipositive.it/1338/canonizzare-l%e2%80%99home-page-dei-siti-in-aspnet-con-l%e2%80%99isapi-rewrite/</link>
		<comments>http://www.comunicazionipositive.it/1338/canonizzare-l%e2%80%99home-page-dei-siti-in-aspnet-con-l%e2%80%99isapi-rewrite/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 16:54:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Cobelli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Seo, Sem e affini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunicazionipositive.it/?p=1338</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/asps.gif" alt="asps" width="100" height="100" class="alignleft size-full wp-image-1340" /></a>Ai fini SEO la canonizzazione degli URL è molto importante, vi sono diversi metodi per implementarla...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/asp.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-1339" src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/asp.gif" alt="asp" width="570" height="200" /></a>Ai fini SEO la <a href="http://www.davidecobelli.it/url/canonizzazione-degli-url-evitiamo-i-contenuti-duplicati-con-il-relcanonical.html" target="_blank">canonizzazione degli URL</a> è molto importante, vi sono diversi metodi per implementarla che vanno dal classico ed efficace <strong>Redirect 301</strong> all’utilizzo del tag <strong>rel=”canonical”</strong>. Per chi sviluppa siti web utilizzando <strong>ASP.NET</strong> però canonizzare l’home page (solitamente la pagina default.aspx), può essere un’operazione non così banale.</p>
<p>Per i motori di ricerca le seguenti pagine sono due copie differenti della stessa pagina:</p>
<p>http://www.miosito.it</p>
<p>http://www.miosito.it/default.aspx</p>
<p>Ciò può causare problemi di contenuti duplicati, dispersione del PageRank ed altro…<br />
A differenza del PHP in cui attraverso l’.htaccess risulta semplice canonizzare l’home page in ASP.NET è più difficile perche da codice o utilizzando regole di riscrittura inserite nel file web.config <strong>non si riesce a distinguere in quale delle due pagine ci si trova</strong>.</p>
<p>Una delle solizione per risolvere il problema e canonizzare l’home page default.aspx è quella di fare ricorso all’<a href="http://www.helicontech.com/isapi_rewrite/" target="_blank">Isapi Rewrite</a>. Utilizzando la seguente regola infatti riuscirete in maniera semplice ad effettuare questa importante operazione:</p>
<p>RewriteEngine on<br />
RewriteRule ^/default\.aspx / [R=301,L]</p>
<p>Se inoltre volete che tutte le pagine del sito vengano <strong>redirette </strong>dalla <strong>versione senza www</strong> a quella <strong>con www</strong> ecco un’altra regola che potete applicare:</p>
<p>RewriteEngine on<br />
RewriteCond %{HTTPS} (on)?<br />
RewriteCond %{HTTP:Host} ^(?!www\.)(.+)$ [NC]<br />
RewriteCond %{REQUEST_URI} (.+)<br />
RewriteRule .? http(?%1s)://www.%2%3 [R=301,L]</p>
<p>Due semplici regole e poche operazioni possono consentirvi di ottimizzare ulteriormente i vostri siti!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.comunicazionipositive.it/1338/canonizzare-l%e2%80%99home-page-dei-siti-in-aspnet-con-l%e2%80%99isapi-rewrite/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Web: che si dice nei blog? ecco i contenuti principali</title>
		<link>http://www.comunicazionipositive.it/1332/web-che-si-dice-nei-blog-ecco-i-contenuti-principali/</link>
		<comments>http://www.comunicazionipositive.it/1332/web-che-si-dice-nei-blog-ecco-i-contenuti-principali/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 10:58:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Morgan Babsia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunicazionipositive.it/?p=1332</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/bgs.jpg" alt="bgs" title="bgs" width="100" height="100" class="alignleft size-full wp-image-1336" />Liquida: nessuna sorpresa rispetto a categorie e personaggi più nominati...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/bgb.jpg" alt="bgb" title="bgb" width="570" height="200" class="alignleft size-full wp-image-1335" />La blogosfera è un ambiente davvero variegato. Nei circa 400.000 blog attivi in Italia, che pubblicano ogni anno fra i 30 e i 40 milioni di contenuti, c’è spazio per<br />
tutto, dai grandi temi di attualità, politica e sport, alle passioni più condivise, come il cinema o la musica, all’informazione locale, sino a vere e proprie nicchie di interesse come la cultura giapponese, il vegetarianesimo o le mamme-blogger. In questo ricco e a volte sorprendente universo si calcola che oltre 5 milioni di utenti, ossia il 21% del totale dei navigatori su internet, possano essere considerati “lettori assidui e consapevoli di blog”, un esercito di fedelissimi le cui abitudini e preferenze propongono un interessante punto di vista sulla società italiana di questi anni. E’ questo lo scopo di una recente ricerca realizzata da Liquida, il portale di informazione interamente user generated, lanciato nel 2008 e oggi utilizzato da oltre 1,5 milioni di utenti della rete, per scandagliare la blogosfera e mettere in luce i temi che hanno più appassionato i navigatori nel 2009.<br />
Così scopriamo che nel “palinsesto editoriale” proposto dai blogger le categorie più trattate sono lo sport, con il 21% dei post, e l’attualità, con il 17%; poi l’intrattenimento (16%) e la tecnologia (15%), alle quali seguono cucina, musica, società e cultura.<br />
Il conto delle citazioni nel 2009 pone Silvio Berlusconi in cima al podio dei personaggi protagonisti dell’anno, con 68.437 post dedicati, mentre il presidente degli Usa Barack Obama ne archivia 28.675. Ma l’elenco delle dieci parole più ricorrenti dimostra che è la tecnologia a catturare l’attenzione dei cybernauti e, in particolare, il mondo Apple, il quale con i suoi prodotti (iPhone, iPod, Mac, iTunes, Apple Store) raccoglie ben 115.000 citazioni all’interno degli articoli pubblicati. Al secondo posto assoluto si colloca però il “fenomeno” Facebook (64.210 richiami), e al terzo iPhone (52.917). In ottava posizione compare la politica: il Pd totalizza 25.329 citazioni, il Pdl (decimo posto in classifica) è nominato 24.405 volte. Rispetto ai top ten del 2008, si notano, in quest’ultima rilevazione annuale, l’assenza del calcio - Milan e Inter occupavano, nel 2008, l’ottava e la nona posizione -, la progressiva affermazione di Facebook - che, nella classifica generale, sale dal quarto al secondo posto, ma svetta in quella che raccoglie i brand tech con 15.131 citazioni - e l’ingresso di YouTube (26.346) e di Twitter (25.178).</p>
<p><strong>Influenza e cronaca</strong><br />
Nella classifica Blogbabel 2009, che evidenzia i blog più influenti, la novità di maggior spicco riguarda l’AnteFatto, spazio in rete de Il Fatto Quotidiano che, in pochi mesi, è salito in terza posizione. Al top troviamo il blog di Beppe Grillo, secondo è quello di Piovono Rane di Alessandro Gilioli; entra in ottava posizione la satira collettiva di Spinoza, considerato la rivelazione del 2009. Fra i blogger più seguiti anche Luca Sofri, con Wittgenstein, e Massimo Mantellini con Manteblog.<br />
Analizzando invece il capitolo attualità, emerge che gli italiani hanno letto, scritto e discusso soprattutto di criminalità: le parole “mafia”, “camorra” e “‘ndrangheta” sono state digitate oltre 10.000 volte, “sicurezza” 8.175 volte, “droga” 3.579 volte e “polizia” 755. Non sorprende quindi che il secondo libro più discusso di BlogBabel sia “Gomorra” e che l’appello di Roberto Saviano contro il processo breve e quello dell’associazione Libera contro la vendita dei beni confiscati alle mafie risultino fra i più linkati e condivisi. Naturalmente, anche il terremoto in Abruzzo ha catalizzato l’attenzione con 14.722 post dedicati. Fra gli altri argomenti di attualità nel 2009, guerra e terrorismo sono alla ribalta con particolare accento sul Medio Oriente: Israele è trattato 6.080 volte, l’Afghanistan 5.553, l’Iran 5.079. La giustizia, infine, è protagonista in 5.573 post e, fra i temi più caldi, la questione del Lodo Alfano totalizza 2.934 citazioni.<br />
<strong><br />
Il contesto dei tag</strong><br />
Quando affronta l’analisi per categoria, l’indagine mette in campo una risorsa in più per descrivere non solo di cosa si è parlato nella blogosfera durante il 2009, ma anche come se ne è parlato. A proposito dei principali tag, infatti, Liquida propone una lettura del sentiment collegato, evidenziando il contesto più o meno positivo che circonda le citazioni nei singoli post. «L’analisi - spiegano i ricercatori - non esprime un giudizio né, tanto meno, un voto sull’avvenimento, sul brand o sul personaggio considerato, ma rileva solo se i testi degli articoli in cui il tag ricorre sono in generale positivi o negativi, in termini principalmente di aggettivi associati al tag analizzato. Il sentiment, per facilità di comprensione, viene espresso con un punteggio da 1 a 10 e, per ogni tag, vengono riportati gli aggettivi che più lo contraddistinguono». Nella politica un caso emblematico: appurato che, sul piano quantitativo, Silvio Berlusconi risulta oltre 10 volte più citato del leader dell’opposizione Pier Luigi Bersani, sul piano del sentiment il presidente del Consiglio perde un po’ di smalto passando dal punteggio di 6,2, registrato a giugno, al 6 di fine anno. Forse saranno gli aggettivi “indifendibile”, “sessista”, “imperiale” e “onnipotente” a penalizzarlo più di quanto riescano a valorizzarlo gli attributi “geniale”, “eroico”, “insuperabile” e “vittorioso”. Fra i politici italiani, la percezione più positiva è associata Giulio Tremonti che, descritto come “incisivo”, “affabile”, “efficiente” e “concreto”, realizza un ottimo 7,1 su 10, mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (7 su 10) raccoglie i positivi attributi di “saggio”, “corretto”, “indipendente” e “onesto”. Ma gli aggettivi più evocativi sono quelli associati a Barack Obama: “fiero”, “determinato”, “comunicativo” e “feroce”.</p>
<p><strong>Famosi online</strong><br />
Nella categoria sport che, con il 21% dei post complessivi, in quantità supera tutti, il calcio resta al primo posto nel cuore degli italiani ed è l’allenatore Mourinho a conquistare nel 2009 il titolo di personaggio più citato (oltre 6.000 volte), seguito da Marcello Lippi (3.455) e Claudio Ranieri (3.388). Il calciatore più “chiacchierato” è Francesco Totti, con 3.007 richiami. Al di fuori del calcio, Valentino Rossi si conferma uno sportivo da record anche su internet, con 1.779 citazioni. Fra i personaggi più “visibili” compaiono poi tanti nomi protagonisti del piccolo schermo: da Maria De Filippi, che domina la classifica dei famosi con 2.769 citazioni, ad Alessia Marcuzzi (1.752), conduttrice del “Grande Fratello” - la trasmissione più citata nel rank relativo con 3.332 richiami -, a Simona Ventura (1.507), che, in termini di sentiment è il volto dello spettacolo con il punteggio qualitativo più alto, pur scendendo dal 7,8 di giugno al 7,1 di dicembre 2009. La ricerca conferma poi Michele Santoro come uno dei personaggi più controversi della tv essendo definito “fazioso”, “privilegiato” e “intoccabile” come anche “stimato”, “fondamentale” ed &#8220;eccelso”. Sempre nell’ambito dell’intrattenimento, la serie cult dell’anno è “Lost” (1.610 citazioni), il brand Rai (5.054) batte Mediaset di quasi 1.000 richiami e Sky archivia 2.374 post. In ambito musicale, invece, gli artisti più citati, ossia Michael Jackson con 1.219 richiami, Lucio Battisti con 1.010 e Britney Spears con 944, non sono gli stessi che ottengono la migliore “percezione” da parte dei blogger. Tra questi, Claudio Baglioni (7,1) - definito “spettacolare”, “simbolico”, “impegnato” ed “eterno” -, Marco Carta (7), poiché “sexy”, “premiato”, “fresco” e “onnipresente”, e Morgan (7), considerato “elegante”, “originale”, “teatrale”, “incontenibile” e “furbo” (ma questo era prima della “questione droga” e del Festival di Sanremo).</p>
<p><strong>La metodologia della ricerca</strong><br />
L’indagine è stata svolta esaminando 2,5 milioni di articoli pubblicati da 21.000 blog recensiti e selezionati escludendo quelli che affrontano argomenti personali, non attivi da oltre un mese e non in lingua italiana: insomma, un panel che rappresenta il meglio del web italiano in termini di qualità, traffico e notorietà. Grazie al portale BlogBabel, acquisito da Liquida lo scorso anno, è stato poi possibile non solo comporre la classifica dei blog più attivi, ma anche identificare gli argomenti di discussione più seguiti, le notizie più commentate e i video più linkati. Da dicembre scorso, le informazioni sono pubblicate online aggiornate di giorno in giorno su Liquida Trends: le classifiche dei tag (termini), delle persone, dei brand e dei luoghi citati nei post (ovvero gli interventi pubblicati) dei blog.<br />
Paola Ravegnani</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.comunicazionipositive.it/1332/web-che-si-dice-nei-blog-ecco-i-contenuti-principali/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Non ci sono più i caratteri di una volta</title>
		<link>http://www.comunicazionipositive.it/1328/non-ci-sono-piu-i-caratteri-di-una-volta/</link>
		<comments>http://www.comunicazionipositive.it/1328/non-ci-sono-piu-i-caratteri-di-una-volta/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 09:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Torregrossa</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Graphic]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunicazionipositive.it/?p=1328</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/cdvs.jpg" alt="cdvs" width="100" height="100" class="alignleft size-full wp-image-1330" />Considerato che Marco Campedelli è un butèl e che -di vista- ci conosciamo pure perchè abbiamo alcuni fornitori in comune...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/cdvb.jpg" alt="cdvb" width="570" height="200" class="alignleft size-full wp-image-1329" />Considerato che Marco Campedelli è un <span style="font-style: italic;">butèl</span> (lavora qui nel Veronese) e che -di vista- ci conosciamo pure perchè abbiamo alcuni fornitori in comune, potrebbe sembrare che faccio il marchettaro.<span style="font-weight: bold;"> Ma non è così: <a href="http://www.flickr.com/photos/marcocampedelli/">il suo recente libro &#8220;Calligrafia e Disegno Grafico&#8221;</a> è fatto davvero bene.</span> Aiuta noi tecnocrati, abituati a considerare i font come estensioni di codice programmate a dovere o poco di più, a riscoprire il gusto dei caratteri disegnati a mano con china, pennello e matita. Campedelli, tra le altre cose, è docente dell&#8217;<a href="http://www.calligrafia.org/wp/">Associazione Calligrafica Italiana</a>, di cui è anche direttore dal 2006.</p>
<p>Personalmente, non uso mai i font <span style="font-style: italic;">handwrited</span>: li trovo particolarmente innaturali (voglio dire: un Helvetica o un Futura non scimmiottano malamente la vera scrittura manuale di qualcuno). Ma sfogliare <a href="http://www.marcocampedelli.it/index.php?/books/calligraphy--graphic-design/%3Cbr%20/%3E">un typo-book</a> come quello di Campedelli (seppur a video, da buon tecnocrate) è piacevolissimo. Anzi, me ne procurerò uno vero al più presto, tanto prima o poi ci si vede in giro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.comunicazionipositive.it/1328/non-ci-sono-piu-i-caratteri-di-una-volta/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>IAB Europe: italiani affamati di news online</title>
		<link>http://www.comunicazionipositive.it/1322/iab-europe-italiani-affamati-di-news-online/</link>
		<comments>http://www.comunicazionipositive.it/1322/iab-europe-italiani-affamati-di-news-online/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 09:23:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Morgan Babsia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunicazionipositive.it/?p=1322</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/olns.jpg" alt="olns" title="olns" width="100" height="100" class="alignleft size-full wp-image-1324" />Il 92% degli italiani cerca news online, il che dimostra una attività molto maggiore rispetto alla media europea (79%)...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/olnb.jpg" alt="olnb" title="olnb" width="570" height="200" class="alignleft size-full wp-image-1323" />Da business.webnews.it</p>
<p>Il 92% degli italiani cerca news online, il che dimostra una attività molto maggiore rispetto alla media europea (79%). È questo uno dei principali risultati della ricerca IAB Europe &#8220;Marketers &amp; Consumers, Digital &amp; Connected&#8221; (MCDC).</p>
<p><a href="http://www.iabeurope.eu/">IAB Europe</a> ha presentato i dati dell&#8217;annuale &#8220;<strong>Marketers &amp; Consumers, Digital &amp; Connected</strong>&#8221; (<a href="http://www.iabeurope.eu/research-and-benchmarking/mc-dc.aspx">MCDC</a>), ricerca finalizzata ad identificare modelli di comportamento ed attitudini degli utenti europei sul web. 32000 utenti hanno partecipato al sondaggio in 16 paesi e per l&#8217;Italia si evidenzia un dato su tutti: <strong>gli italiani sono gli utenti più affamati di news online in tutto il continente</strong>.</p>
<p>«Se i livelli di penetrazione di internet variano ampiamente tra le varie regioni d&#8217;Europa, passando dall&#8217;85% nei Paesi Bassi al 32% in Romania, <strong>il tempo trascorso sul web e la frequenza di utilizzo differiscono pochissimo da Paese a Paese</strong>. La maggior parte degli utenti di internet si connette sei o sette giorni alla settimana (71%) e, in quei giorni, il 76% rimane online per più di un&#8217;ora». Interessante il fatto che, secondo un sondaggio di pochi giorni or sono, si evidenziava un uso medio di Facebook per 6 ore mensili, il che ben evidenzia l&#8217;incidenza del social network nelle abitudini di navigazione odierne. A tal proposito: «Nell&#8217;ultimo mese, <strong>il 52% degli internauti intervistati ha aggiornato o visualizzato un profilo all&#8217;interno di un social network</strong>. Come per l&#8217;entertainment online, anche in materia di &#8220;reti sociali&#8221; sono i cittadini dell&#8217;Est Europa a distinguersi: il 59% ha visualizzato o aggiornato un profilo nell&#8217;ultimo mese. In particolare, guida la classifica l&#8217;Ungheria, con il 65%, seguita da Romania (61%) e Polonia (56%)».</p>
<p>Le attività più significative riscontrate nel campione intervistato:</p>
<p>- il 93% usa un motore di ricerca</li>
<p>- l&#8217;89% usa le email</li>
<p>- il 79% visita una fonte di news online</li>
<p>- il 45% consulta mappe e percorsi online</li>
<p>- il 43% usa servizi di chat e instant messaging</li>
<p>- il 21% gioca e fa scommesse online</li>
<p>Importante l&#8217;evidenza italiana sul fronte delle news online: <strong>gli italiani sarebbero infatti in testa ai paesi della comunità europea con il 92% di attività sul campo contro il 79% medio</strong>; il nostro paese figura altresì tra quelli più attivi nell&#8217;uso dello strumento email con il 98% di utenti pronti a dichiararsi utilizzatori abituali della posta elettronica contro una media europea del 93%.</p>
<div class="boximg2">
<p>Dati MCDC - IAB Europe</p>
<p><img style="width: 479px; height: 226px;" src="http://www.webnews.it/img/news/iabeurope.jpg" alt="Dati MCDC - IAB Europe" /></div>
<p>Il commento per l&#8217;Italia è lasciato a <strong>Layla Pavone</strong>, Presidente IAB Italia e membro del board IAB Europe: «L&#8217;utilizzo del web in Europa è sempre più pervasivo, di qualità e riguarda numerosi e differenti aspetti della vita di tutti i giorni: acquisti, ricerca di informazioni, intrattenimento. Questa indagine conferma il ruolo centrale della rete quale prezioso strumento su cui continuare a investire a livello sistemico, per sostenere, da un lato, lo sviluppo di nuovi business, dall&#8217;altro, la circolazione di idee, conoscenza e culture, rendendo l&#8217;Europa all&#8217;avanguardia dal punto di vista socio-economico».</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.comunicazionipositive.it/1322/iab-europe-italiani-affamati-di-news-online/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Decreto Romani: se son rose, pungeranno</title>
		<link>http://www.comunicazionipositive.it/1312/decreto-romani-se-son-rose-pungeranno/</link>
		<comments>http://www.comunicazionipositive.it/1312/decreto-romani-se-son-rose-pungeranno/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 09:09:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Morgan Babsia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunicazionipositive.it/?p=1312</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/rosas.jpg" alt="rosas" title="rosas" width="100" height="100" class="alignleft size-full wp-image-1314" />Il Decreto Romani è stato approvato dal Consiglio dei Ministri. Il testo esclude dal dovere di identificazione preventiva blog...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1313" title="rosab" src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/rosab.jpg" alt="rosab" width="570" height="200" />Da business.webnews.it</p>
<p>Il Decreto Romani è stato approvato dal Consiglio dei Ministri. Il testo esclude dal dovere di identificazione preventiva blog, motori di ricerca ed altre realtà online, ma ciò nonostante sembra lasciare ombre interpretative che rinvigoriscono la polemica. Ed il Decreto Romani venne infine approvato. Il testo ha sollevato feroci critiche per la sua impostazione ambigua, con un testo che si presta ad interpretazioni disparate e che, proprio per questo motivo, suscita il timore per cui possa essere strumentalmente utilizzato come un bavaglio per la libertà della Rete. Dal Ministero per lo Sviluppo Economico e dalle fila del Governo sono giunte rassicurazioni ripetute, ma le critiche non sono state sopite ed il timore per cui il decreto imponga pericolosi orpelli alla Rete rimangono in auge anche dopo il Consiglio dei Ministri che ha deliberato l&#8217;approvazione. Varie le indicazioni contenute nel decreto, tra le quali anche misure per la regolamentazione della pubblicità che hanno suscitato ulteriori e differenti perplessità. Ma è la Rete a far discutere in modo particolare. Ed a tal proposito il Ministero ha pertanto riassunto le novità dal proprio punto di vista (pdf): «Viene chiarito a quali servizi audiovisivi deve essere applicata la disciplina prevista dalla Direttiva, con un elenco dettagliato delle attività escluse (tra cui i siti Internet tradizionali, come i blog, i motori di ricerca, versioni elettroniche di quotidiani e riviste, giochi online). È stato specificato che il regime dell&#8217;autorizzazione generale per i servizi a richiesta (diversi dalla televisione tradizionale, con palinsesto predefinito) non comporta in alcun modo una valutazione preventiva sui contenuti diffusi, ma solo una necessità di mera individuazione del soggetto che la richiede con una semplice dichiarazione di inizio attività». «Nonostante il maquillage, il decreto Romani conserva il suo carattere autoritario laddove costringe i servizi di live streaming e consimili a chiedere l&#8217;autorizzazione ministeriale»: così Vincenzo Vita, senatore in forze al PD; «escludere del tutto internet da una direttiva televisiva sarebbe stato comunque più chiaro e avrebbe evitato le incertezze interpretative che invece non mancheranno»: così Paolo Gentiloni, ex-Ministro per le Comunicazioni. Alessandro Longo, oltre a riportare l&#8217;opinione dei detrattori del decreto, sottolinea inoltre su Repubblica.it una formulazione che apre potenzialmente a nuovi giri di vite contro la pirateria basati sull&#8217;oscuramento e sulla censura: «L&#8217;Autorità emana le disposizioni regolamentari necessarie per rendere effettiva l&#8217;osservanza dei limiti e divieti di cui al presente articolo». Ancora una volta, insomma, nulla di esplicito in un contesto che lascia però aperti spazi interpretativi di potenziale pericolosità (soprattutto in un paese già al centro delle attenzioni in tutto il mondo per il modo in cui si rapporta con la Rete, il diritto e la regolamentazione delle realtà online). YouTube sembra essere il primo esempio di difficoltà interpretativa che si pone innanzi al decreto. Il sito è infatti un raccoglitore di video, si presta in qualche modo alla concorrenza con i flussi televisivi, comporta evidente raccolta pubblicitaria ed è al tempo stesso un nemico giurato del polo Mediaset. La commistione di questi elementi sembra preludere a nuovi scontri ideologici e legali tra le parti, con la battaglia tra internet e televisione chiaramente spostata ormai sul piano giuridico e legislativo: Google e Mediaset ne sono gli attori primi, con ricadute forti sui rispettivi settori rappresentati.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.comunicazionipositive.it/1312/decreto-romani-se-son-rose-pungeranno/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Adobe Photoshop Anniversary</title>
		<link>http://www.comunicazionipositive.it/1306/adobe-photoshop-anniversary/</link>
		<comments>http://www.comunicazionipositive.it/1306/adobe-photoshop-anniversary/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 08:54:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Morgan Babsia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunicazionipositive.it/?p=1306</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/pss.jpg" alt="pss" title="pss" width="100" height="100" class="alignleft size-full wp-image-1308" />È il compleanno di Adobe Photoshop! Per festeggiare con te l'applicativo più utilizzato dai creativi di tutto il mondo Adobe ha ideato...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1307" title="psb" src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/psb.jpg" alt="psb" width="570" height="200" />Da blog.audacity.com</p>
<p>È il compleanno di Adobe Photoshop!</p>
<p>Per festeggiare con te l&#8217;applicativo più utilizzato dai creativi di tutto il mondo, Adobe ha ideato questa serie di cinque appuntamenti gratuiti online.<br />
Se sei un grafico, un designer, un fotografo, un illustratore, un architetto, un web designer, un professionista del video e dell&#8217;animazione, un appassionato di fotografia o d&#8217;arte digitale&#8230;<br />
non perdere questi incontri. Insieme agli Adobe|Guru, ripercorrerai le tappe che hanno decretato il successo di Adobe Photoshop e le ultime funzionalità che lo riconfermano sempre strumento indispensabile per chi lavora con creatività.<br />
Per maggiori dettagli sugli incontri e per registrarti ai diversi appuntamenti, <a href="http://www.adobe.com/it/special/eseminar/index.html#3">accedi al sito</a> degli Adobe eSeminar, sessione Professional Digital Imaging.</p>
<p>Tutti gli incontri si svolgono al mattino dalle ore 11.00 alle ore 12.30. La partecipazione è gratuita.<br />
Adobe ti aspetta online!</p>
<p>Attenzione: il primo appuntamento ci sarà la prossima settimana (3 marzo) - titolo: Adobe Photoshop CS4 Extended: effetti speciali e grafica animata.<br />
Non mancare!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.comunicazionipositive.it/1306/adobe-photoshop-anniversary/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>USA: l&#8217;informazione sul Web supera i quotidiani</title>
		<link>http://www.comunicazionipositive.it/1301/usa-linformazione-sul-web-supera-i-quotidiani/</link>
		<comments>http://www.comunicazionipositive.it/1301/usa-linformazione-sul-web-supera-i-quotidiani/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 08:41:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Morgan Babsia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunicazionipositive.it/?p=1301</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/wnesws.jpg" alt="wnesws" title="wnesws" width="100" height="100" class="alignleft size-full wp-image-1303" />Secondo una recente indagine, negli Stati Uniti Internet ha superato i quotidiani nella classifica dei mezzi di informazione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/wneswb.jpg" alt="wneswb" title="wneswb" width="570" height="200" class="alignleft size-full wp-image-1302" /><br />
Da Webnews.it</p>
<p>Secondo una recente indagine, negli Stati Uniti Internet ha superato i quotidiani nella classifica dei mezzi di informazione. Il reperimento delle news online è solamente secondo all&#8217;utilizzo della televisione per rimanere informati.</p>
<div class="column-sx-box-content">
<p>Negli Stati Uniti, <strong>Internet ha superato quotidiani e radio nella classifica dei mezzi di comunicazione maggiormente utilizzati per ottenere le notizie </strong>e insidia il primato detenuto ancora dal mezzo televisivo. A rivelarlo sono gli analisti del Pew Internet and American Life Project, che hanno da poco rilasciato un dettagliato <a href="http://www.pewinternet.org/Reports/2010/Online-News.aspx?r=1">rapporto</a> sul consumo delle notizie da parte degli utenti statunitensi. Secondo la ricerca, il 46% degli intervistati utilizza mediamente tra le quattro e le sei diverse piattaforme per ottenere le notizie, mentre solamente il 7% utilizza una sola fonte di informazione.</p>
<p class="sponsor-inside-text"><script type="text/javascript">
&lt;!--
var browName = navigator.appName;
var SiteID = 1;
var ZoneID = 340;
var browDateTime = (new Date()).getTime();
if (browName=='Netscape')
{
document.write('&lt;s'+'cript lang' + 'uage="jav' + 'ascript" src="http://adserver.html.it/a.aspx?ZoneID=' + ZoneID + '&amp;amp;Task=Get&amp;amp;IFR=False&amp;amp;Browser=NETSCAPE4&amp;amp;PageID=99158&amp;amp;SiteID=' + SiteID + '&amp;amp;Random=' + browDateTime  + '"&gt;'); document.write('&lt;/'+'scr'+'ipt&gt;');
}
if (browName!='Netscape')
{
document.write('&lt;s'+'cript lang' + 'uage="jav' + 'ascript" src="http://adserver.html.it/a.aspx?ZoneID=' + ZoneID + '&amp;amp;Task=Get&amp;amp;IFR=False&amp;amp;PageID=99158&amp;amp;SiteID=' + SiteID + '&amp;amp;Random=' + browDateTime  + '"&gt;'); document.write('&lt;/'+'scr'+'ipt&gt;');
}
// --&gt;
</script><script src="http://adserver.html.it/a.aspx?ZoneID=340&amp;Task=Get&amp;IFR=False&amp;Browser=NETSCAPE4&amp;PageID=99158&amp;SiteID=1&amp;Random=1267605380908"></script></p>
<p>«Internet è al centro del modo in cui sta cambiando il rapporto delle persone con le notizie. <strong>Sei americani su dieci (59%) ottengono le notizie da una combinazione di fonti online e offline su base giornaliera</strong>, e Internet è ora la terza piattaforma per le news più popolare, alle spalle delle tv locali e nazionali per le news» scrivono gli analisti Pew nella ricerca da poco diffusa. Rispetto al rapporto con i media tradizionali, che implica solitamente la fedeltà verso una principale fonte di informazione, il Web si rivela uno spazio maggiormente flessibile nel quale gli utenti si muovono senza preferenze molto marcate. Le fonti di informazione online consultate oscillano tra le due e le cinque, mentre nel 65% dei casi gli utenti dichiarano di non avere siti web preferiti per il reperimento delle notizie. Solamente un intervistato su cinque dichiara di fare affidamento su una sola fonte di informazione.</p>
<p><strong>Il 33% circa degli utenti statunitensi consulta le notizie attraverso un dispositivo mobile</strong>, mentre il 28% dichiara di aver personalizzato la pagina iniziale del proprio browser per includere alcuni rimandi verso i siti di informazione. Grazie al successo dei social network, nel corso degli ultimi tempi è anche aumentata la percentuale di individui che condividono le notizie reperite online con i propri contatti. Il 37% degli utenti, infatti, contribuisce alla diffusione delle news e all&#8217;avvio delle conversazioni sui fatti accaduti e riportati nei siti di informazione online. I principali sistemi per condividere link e articoli si confermano i social network di maggiore successo come Facebook e Twitter, che consentono di rendere istantanei confronto e conversazione.</p>
<p>«In primo luogo, l&#8217;avvento dei media sociali come gli spazi per il social networking e i blog ha consentito alle notizie di diventare un&#8217;esperienza sociale in nuovi modi per i consumatori. Gli utenti utilizzano i social network e le soluzioni per <strong>filtrare, verificare e comunicare la loro reazione alle notizie </strong>offerte dal social networking. In secondo luogo, la progressiva diffusione della connettività in mobilità tramite smartphone ha reso la raccolta delle notizie un&#8217;attività costante e ripetibile in ogni luogo per un ampio segmento di lettori interessati» si legge nel rapporto.</p>
<p>L&#8217;analisi degli esperti Pew è confermata dai numeri della ricerca da poco condotta: il 99% degli intervistati conferma di ricevere almeno una volta al giorno le notizie attraverso i giornali, le televisioni, le radio o il Web. <strong>Il 61% dichiara di ottenere le news attraverso la rete</strong> a fronte del 50% che legge le notizie sui giornali locali, spesso gratuiti, e del 17% che afferma di leggere giornalmente un quotidiano nazionale come il New York Times o USA Today.</p>
<p>Infine, <strong>le notizie maggiormente ricercate online risultano essere quelle legate al meteo (81%)</strong>, agli eventi di rilevanza nazionale (73%), alle ultime novità sulla salute e il benessere (66%). Seguono poi le informazioni su affari ed economia (64%), eventi internazionali (62%) e tecnologia con circa il 60% degli utenti che utilizzano la Rete come fonte di informazione.</p>
<p>I trend messi in evidenza dalla ricerca condotta dal Pew Internet and American Life Project dimostrano come le modalità di reperimento e fruizione delle notizie da parte degli utenti stiano cambiando sensibilmente.<strong> Il Web conferma la propria ascesa a fronte di una significativa riduzione dei quotidiani</strong>, consultati con crescente frequenza online a scapito delle versioni cartacee. Un andamento ormai noto agli editori intenti a elaborare nuovi modelli di business per recuperare parte degli introiti perduti a causa delle minori vendite delle loro pubblicazioni su carta.</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.comunicazionipositive.it/1301/usa-linformazione-sul-web-supera-i-quotidiani/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>IAB Europe: le modalità degli europei di utilizzo del Web</title>
		<link>http://www.comunicazionipositive.it/1297/iab-europe-le-modalita-degli-europei-di-utilizzo-del-web/</link>
		<comments>http://www.comunicazionipositive.it/1297/iab-europe-le-modalita-degli-europei-di-utilizzo-del-web/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 08:36:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Morgan Babsia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.comunicazionipositive.it/?p=1297</guid>
		<description><![CDATA[<img src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/iabs.gif" alt="iabs" title="iabs" width="100" height="100" class="alignleft size-full wp-image-1299" />IAB Europe ha presentato una ricerca sul comportamento e le attitudini online di 32.000 utenti in 16 mercati, da cui emergono alcune marcate differenze...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.comunicazionipositive.it/wp-content/iabb.gif" alt="iabb" title="iabb" width="570" height="200" class="alignleft size-full wp-image-1298" />Da Advertiser.it</p>
<p><strong>IAB Europe ha presentato una ricerca sul comportamento e le attitudini online di 32.000 utenti in 16 mercati</strong>, da cui emergono alcune marcate differenze  ed affinità nel modo in cui gli europei utilizzano il web. Ideato quale supporto agli operatori di settore per comprendere meglio l’impatto di internet sulle vite dei consumatori – sia a livello internazionale, sia nei singoli mercati –  il <strong>progetto di ricerca annuale “MCDC” (Marketers &amp; Consumers, Digital &amp; Connected)</strong> racchiude una miniera di informazioni. L’indagine è stata condotta da InSites Consulting, in partnership con IAB Europe.<br />
<strong><br />
L’internet quotidiano</strong><br />
Se i livelli di penetrazione di internet variano ampiamente tra le varie regioni d’Europa, passando dall’85% nei Paesi Bassi al 32% in Romania, il tempo trascorso sul web e la frequenza di utilizzo differiscono pochissimo da Paese a Paese. La maggior parte degli utenti di internet si connette sei o sette giorni alla settimana (71%) e, in quei giorni, il 76% rimane online per più di un’ora. Gli europei del Nord hanno il record di frequenza – il 77% accede a internet giornalmente – ma sono gli europei dell’Est a trascorrere in media più tempo online: un terzo (33%) rimane sul web per 3 o più ore ad ogni connessione.<br />
La quasi totalità degli accessi a internet in Europa avviene attraverso banda larga, mentre le connessioni “narrowband” (a banda stretta) rappresentano solo il 3%. Le connessioni wireless sono diffuse in ambiente domestico, ma con alcune differenze significative: nel Nord Europa, la Norvegia vanta un livello di penetrazione pari al 63%; nel Sud Europa, il 59% delle famiglie spagnole usa il web in modalità wireless, mentre solo il 19% di quelle ungheresi ha un accesso a internet senza fili.</p>
<p><strong>Web entertainment</strong><br />
Secondo i risultati dell’indagine, sono i cittadini dell’Est Europa a consultare maggiormente fonti di intrattenimento online. Il 49% degli intervistati in Ungheria, Polonia e Romania guarda la TV o altri contenuti video sul web, il 44% ascolta programmi radiofonici in tempo reale, il 31% scarica musica, mentre il 27% gioca e scommette online.<br />
Social Networking<br />
Nell’ultimo mese, il 52% degli internauti intervistati ha aggiornato o visualizzato un profilo all’interno di un social network. Come per l’entertainment online, anche in materia di “reti sociali” sono i cittadini dell’Est Europa a distinguersi: il 59% ha visualizzato o aggiornato un profilo nell’ultimo mese. In particolare, guida la classifica l’Ungheria, con il 65%, seguita da Romania (61%) e Polonia (56%).</p>
<p><strong>Acquisti e ricerche online</strong><br />
L’indagine conferma come l’e-commerce rappresenti una delle aree più significative di fruizione del web nell’Europa occidentale e settentrionale. Il 57% degli utenti internet europei ha acquistato un prodotto o un servizio online negli ultimi 12 mesi e circa i tre quarti (74%) hanno affermato di ricercare online informazioni su prodotti o servizi, almeno una volta a settimana. Ma l’Est Europa è l’unica regione in cui gli intervistati sono più propensi ad acquistare un articolo da un altro utente internet (27%) che da un sito di e-commerce (24%).<br />
Catherine Borrel, IAB Europe Head of Research, ha commentato: «Ci piace definire MCDC come una miniera di informazioni, per la portata della ricerca e la capacità di “fotografare” l’utente internet nelle varie accezioni regionali. I risultati ci offrono un’enorme varietà di materiale per conoscere a fondo i consumatori sia a livello paneuropeo, sia in ciascuno dei 16 mercati. Descrivendo il comportamento degli utenti sul web, dalla loro attitudine per l’e-commerce alla consultazione dei vari media, dalla gestione della privacy all’attenzione ai messaggi pubblicitari, MCDC ci aiuta a ricostruire il puzzle dell’Europa online».<br />
<strong>Layla Pavone, Presidente IAB Italia e membro del board IAB Europe</strong>, ha aggiunto: «L’utilizzo del web in Europa è sempre più pervasivo, di qualità e riguarda numerosi e differenti aspetti della vita di tutti i giorni: acquisti, ricerca di informazioni, intrattenimento. Questa indagine conferma il ruolo centrale della rete quale prezioso strumento su cui continuare a investire a livello sistemico, per sostenere, da un lato, lo sviluppo di nuovi business, dall’altro, la circolazione di idee, conoscenza e culture, rendendo l’Europa all’avanguardia dal punto di vista socio-economico». </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.comunicazionipositive.it/1297/iab-europe-le-modalita-degli-europei-di-utilizzo-del-web/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
	</channel>
</rss>
